martedì, dicembre 6

Assenza di colore?







Dennis Binda


Paul Strand


Paul Strand



Vasco Ascolini




Tata Uskova

Il teatro dell’assurdo



Il teatro dell’assurdo mette in scena nel secodo dopoguerra l’alienazione dell’uomo contemporaneo, la crisi, l’angoscia, la solitudine, la totale impossibilità di ogni comunicazione attraverso situazioni e dialoghi surreali, costituiti da squarci di quotidianità scomposti e rimontati in modo da creare un effetto comico e tragico al tempo stesso. L’azione e, a volte, anche il dialogo sono ridotti al minimo, le vicende sono apparentemente senza senso: in questo modo si scardina ogni convenzione e regola teatrale, si capovolge ogni criterio di verosimiglianza e di realtà.

La definizione «teatro dell’assurdo» è stata formulata dal critico Martin Esslin e accomuna autori che, pur svolgendo ciascuno autonomamente e senza influssi reciproci la propria ricerca, danno vita a un corpus di opere omogeneo. I maggiori esponenti sono Eugène Ionesco (La cantatrice calva, 1950; Il rinoceronte, 1959) e Samuel Beckett (Aspettando Godot, 1952; Finale di partita, 1957; Giorni felici, 1961). Strette sono le relazioni con l’esistenzialismo di Sartre, con le avanguardie surrealista (per il teatro, Jarry e il suo Père Ubu) e dadaista


.• Ionesco
• Beckett

S. Beckett ---------Aspettando Godot





Ecco un quadro dal primo atto di Aspettando Godot in cui Estragone e Vladimiro si scambiano alcune battute centrate sul motivo ricorrente del testo: l’attesa di Godot.estragone -(Ritorna al centro della scena e guarda verso il fondo) Luogo incantevole. (Si volta, avanza fino alla ribalta, guarda verso il pubblico) Panorami ridenti. (Si volta verso Vladimiro) Andiamocene.
vladimiro Non si può.
estragone Perché?
vladimiro Stiamo aspettando Godot.
estragone Già, è vero. (Pausa) Sei sicuro che sia qui?
vladimiro Cosa?
estragone Che lo dobbiamo aspettare.
vladimiro -Ha detto davanti all’albero. (Guardano l’albero) Ne vedi altri?
estragone Che albero è?
vladimiro Un salice, sembrerebbe.
estragone E le foglie dove sono?
vladimiro Dev’essere morto.
estragone Finito di piangere.
vladimiro A meno che non sia la stagione giusta.
estragone A me sembra piuttosto un cespuglio.
vladimiro Un arbusto.
estragone Un cespuglio.
vladimiro -Un... (S’interrompe) Cosa vorresti insinuare? Che ci siamo sbagliati di posto?
estragone Dovrebbe essere già qui.
vladimiro Non ha detto che verrà di sicuro.
estragone E se non viene?
vladimiro Torneremo domani.
estragone E magari dopodomani.
vladimiro Forse.
estragone E così di seguito.
vladimiro Insomma...
estragone Finché non verrà.
vladimiro Sei spietato.
estragone Siamo già venuti ieri.
vladimiro Ah no! Qui ti sbagli.
estragone Cosa abbiamo fatto ieri?
vladimiro Cosa abbiamo fatto ieri?
estragone Sì.
vladimiro -Be’... (Arrabbiandosi) Per seminare il dubbio sei un campione.
estragone Io dico che eravamo qui.
vladimiro (Occhiata circolare) Forse il posto ti sembra familiare?
estragone Non dico questo.
vladimiro E allora?
estragone Ma non vuol dire.
vladimiro -Però, però... Quell’albero... (voltandosi verso il pubblico) ... quella torbiera.
estragone Sei sicuro che era stasera?
vladimiro Cosa?
estragone Che bisognava aspettarlo?
vladimiro Ha detto sabato. (Pausa). Mi pare.
estragone Ti pare.
vladimiro Devo aver preso nota.
Si fruga in tutte le tasche, strapiene di cianfrusaglie.
estragone -Ma quale sabato? E poi, è sabato oggi? Non sarà piuttosto domenica? (Pausa) O lunedì? (Pausa) O venerdì?

IONESCO ------- LA CANTATRICE CALVA






SCENA PRIMA
5 colpi
Interno  borghese  inglese,  con  poltrone  inglesi.
Serata inglese. Il signor SMITH, inglese, nella  sua
poltrona e nelle sue pantofole inglesi, fuma la  sua
pipa  inglese e legge un giornale inglese accanto  a
un fuoco inglese.
Musica orologio


SIGNORA SMITH       Già     le     nove.     Abbiamo     mangiato
                    minestra,  pesce, patate al  lardo,  insalata
                    inglese.   I  ragazzi  hanno   bevuto   acqua
                    inglese.  Abbiamo mangiato bene questa  sera.
                    E' perché noi abitiamo nei dintorni di Londra
                    e il nostro nome è SMITH

SIGNOR SMITH        (continuando a leggere, fa schioccare la lingua)

SIGNORA SMITH       Le  patate  sono molto buone col  lardo,  l'olio
                    dell'insalata   non  era  rancido.  L'olio   del
                    droghiere all'angolo è di qualità assai migliore
                    dell'olio del droghiere di fronte, ed è  persino
                    migliore dell'olio del droghiere ai piedi  della
                    salita.  Non  voglio  dire perè che  l'olio  di
                    costoro sia cattivo.

SIGNOR SMITH        (continuando a leggere, fa schioccare la lingua)

SIGNORA SMITH       Ad  ogni  modo l'olio del  droghiere  all'angolo resta il migliore...

SIGNOR SMITH        (continuando a leggere, fa schioccare la lingua)

 
SIGNORA SMITH       Questa  volta Mary ha cotto le patate proprio  a
                    dovere.  L'ultima  volta  non  le  aveva   fatte
                    cuocere  bene. A me piacciono solo  quando  sono
                    ben cotte.
                    .........................................

lunedì, dicembre 5

.......
















Jason Holley
















Wislawa Szymborska----------Vestiario





Ti togli, ci togliamo, vi togliete
cappotti, giacche, gilè, camicette
di lana, di cotone, di terital,
 gonne, calzoni, calze, biancheria,
posando, appendendo, gettando su
schienali di sedie, ante di paraventi;
per adesso, dice il medico, nulla di serio
si rivesta, riposi, faccia un viaggio,
prenda nel caso, dopo pranzo, la sera,
torni fra tre mesi, sei, un anno,
vedi, e tu pensavi, e noi temevamo,
e voi supponevate, e lui sospettava;
è già ora di allacciare con mani ancora tremanti
stringhe, automatici, cerniere, fibbie,
cinture, bottoni, cravatte, colletti
e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori
-sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi- la sciarpa
riutilizzabile per protratta scadenza.

Margherita Guidacci.......Lascia sia il vento




Lascia sia il vento a completar le parole
che la tua voce non sa articolare.
Non ci occorrono più le parole.
Siamo entrambi il medesimo silenzio.
Come due specchi, svuotati d' ogni immagine,
che l'uno all'altro rendono
un semplice raggio. E ci basta.

Julio Cortazar -----Il Futuro



E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il "tutto completo" delle sotterranee,
nei libri prestati e nell'arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all'angolo della strada mi fermerò,
a quell'angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.

CHIOMA


ARTE SPONTANEA


Kate MacDowell




EVGENIJ A. EVTUŠENKO -------- NON T’AMO PIÙ




Non t'amo più... È un finale banale.
Banale come la vita, banale come la morte.
Spezzerò la corda di questa crudele romanza,
farò a pezzi la chitarra: ancora la commedia perché recitare!

Al cucciolo soltanto, a questo mostriciattolo peloso, non è dato capire
perché ti dai tanta pena e perché io faccio altrettanto.
Lo lascio entrare da me, e raschia la tua porta,
lo lasci passare tu, e raschia la mia porta,

C'è da impazzire, con questo dimenio continuo...
O cane sentimentalone, non sei che un giovanotto...
Ma io non cederò al sentimentalismo.
Prolungar la fine equivale a continuare una tortura.

Il sentimentalismo non è una debolezza, ma un crimine
quando di nuovo ti impietosisci, di nuovo prometti
e provi, con sforzo, a mettere in scena un dramma
dal titolo ottuso "Un amore salvato".

È fin dall'inizio che bisogna difendere l'amore
dai “mai” ardenti e dagli ingenui “per sempre!”.
E i treni ci gridavano: “Non si deve promettere”.
E i fili fischiavano “Non si deve promettere!”.

I rami che s'incrinavano e il cielo annerito dal fumo
ci avvertivano, ignoranti presuntuosi,
che è ignoranza l'ottimismo totale,
che per la speranza c'è più posto senza grandi speranze.

È meno crudele agire con sensatezza e giudiziosamente soppesare gli anelli
prima di infilarseli, secondo il principio dei penitenti incatenati.
E' meglio non promettere il cielo e dare almeno la terra,
non impegnarsi fino alla morte, ma offrire almeno l'amore d'un momento.

È meno crudele non ripetere “ti amo”, quando tu ami.
È terribile dopo, da quelle stesse labbra
sentire un suono vuoto, la menzogna, la beffa, la volgarità
quando il mondo falsamente pieno, apparirà falsamente vuoto.

Non bisogna promettere... L'amore è inattuabile.
Perché condurre all'inganno, come a nozze?
La visione è bella finché non svanisce.
È meno crudele non amare, quando dopo viene la fine.

Guaisce come impazzito il nostro povero cane,
raspando con la zampa ora la mia, ora la tua porta.
Non ti chiedo perdono per non amarti più.
Perdonami d'averti amato.

ALFONSO GATTO ---- AL CONFINE



Graniva sull'implume grigio del cielo l'alba.
Il treno più leggero, senza rumore, forse l'impatto della neve.
Batteva dentro il fiato, la guarda di frontiera
guanto su guanto il nome della città straniera.
Erano nomi e nomi d'un mondo che perdeva
la ragione del nome. Era finito il male,
finita la ragione d'avere il proprio nome.
E ne restava un bianco impresso di parole
senza pronuncia o voce.

sabato, dicembre 3

Alfred Stieglitz

                                                                        Ellen Koeniger,


  Georgia O' Keeffe



  Georgia O' Keeffe  




le mani di  Georgia O' Keeffe  



Rebecca Strand at her best


small  ema




Camera Work









venerdì, dicembre 2

PABLO PICASSO SENZA TITOLO


 Lingua di fuoco sventaglia il suo viso nel flauto la coppa
che cantando corrode la pugnalata dell’azzurro
così grazioso
che seduto in un occhio del foro
iscritto nel suo capo adorno di gelsomini
aspetta che gonfi le vele il pezzo di cristallo
che ammantellato nel fendente a due mani
gocciolando carezze
divide il pane fra il cieco e la colomba color lilla
e assale con tutta la sua cattiveria le labbra del limone in fiamme
il corno contorto
che spaventa coi suoi gesti di addio la cattedrale
che sviene fra le sue braccia senza un olé.
mentre scoppia nel suo sguardo la radio di prima mattina
che fotografando nel bacio una cimice di sole
si mangia l’odore dell’ora che cade
e trapassa la pagina che vola
distrugge il rametto che porta infilato nell’ala che sospira
e la paura che sorride
il coltello che salta dalla gioia
lasciando ondeggiare ancora oggi come vuole e in qualsiasi modo
al momento esatto e opportuno
sull’orlo del pozzo
il grido della rosa
che gli getta la mano
come un’elemosina.

Emily Dickinson Il passato

 "Memoria", Magritte


È una curiosa creatura il passato
Ed a guardarlo in viso
Si può approdare all’estasi
O alla disperazione.

Se qualcuno l’incontra disarmato,
Presto, gli grido, fuggi!
Quelle sue munizioni arrugginite
Possono ancora uccidere!

GUIDO GOZZANO L’IPOTESI

Claude Monet, “Le dejeuner”


I.

Io penso talvolta che vita, che vita sarebbe la mia,
se già la Signora vestita di nulla non fosse per via...

E penso pur quale Signora m'avrei dalla sorte per moglie,
se quella tutt'altra Signora non già s'affacciasse alle soglie.

II.

Sposare vorremmo non quella che legge romanzi, cresciuta
tra gli agi, mutevole e bella, e raffinata e saputa...

Ma quella che vive tranquilla, serena col padre borghese
in un'antichissima villa remota del Canavese...

Ma quella che prega e digiuna e canta e ride, più fresca
dell'acqua, e vive con una semplicità di fantesca,

ma quella che porta le chiome lisce sul volto rosato
e cuce e attende al bucato e vive secondo il suo nome:

un nome che è come uno scrigno di cose semplici e buone,
che è come un lavacro benigno di canfora spigo e sapone...

un nome così disadorno e bello che il cuore ne trema;
il candido nome che un giorno vorrò celebrare in poema,

il fresco nome innocente come un ruscello che va:
Felìcita! Oh!  Veramente Felìcita!... Felicità..



Incipit de L’amica di nonna Speranza di Guido Gozzano





Loreto impagliato ed il busto d'Alfieri, di Napoleone
i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto),

il caminetto un po' tetro, le scatole senza confetti,
i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro,

un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve,
gli oggetti col monito, salve, ricordo, le noci di cocco,

Venezia ritratta a musaici, gli acquarelli un po' scialbi,
le stampe, i cofani, gli albi dipinti d'anemoni arcaici,

le tele di Massimo d'Azeglio, le miniature,
i dagherottìpi: figure sognanti in perplessità,

il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone
e immilla nel quarzo le buone cose di pessimo gusto,

il cùcu dell'ore che canta, le sedie parate a damasco
chèrmisi... rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta!

Erri De-Luca----- I pesci non chiudono gli occhi




"Il mio corpo non mi sta a cuore e non mi piace.... Lo so da un anno, io cresco e il corpo no. Rimane indietro. Perciò pure se si rompe, non importa. Anzi, se si rompe, da lì dovrà venire fuori il corpo nuovo."


Avevo comprato questo libro qualche settimana fa, era rimasto sul tavolo dei libri da leggere fino a martedi scorso quando in un auto grill non l'ho rivisto in bella mostra, quella sera l'ho letto tutto d'un fiato .

Christa Wolf

Landsberg an der Warthe, 18 marzo 1929 – Berlino, 1º dicembre 2011


La città, poco prima dell'autunno immersa ancora nella calura dopo la fresca estate piovigginosa di quell'anno, respirava con più veemenza del solito. Il suo respiro si effondeva in fumo denso su da cento ciminiere di fabbriche nel cielo terso, ma poi gli mancava la forza di proseguire. La gente, da tempo avvezza a quel cielo velato, lo trovava improvvisamente insolito e difficile da sopportare, sfogando la subitanea irrequietezza anche sulle cose più remote. L'aria la opprimeva, e l'acqua - quell'acqua maledetta che puzzava di residui chimici da tempo immemorabile - aveva un sapore amaro.

GEORGIA O’KEEFFE

Green Lines and Pink, 1919 



Above the Clouds III, 1963a


Horse’s Skull with White Rose, 1931

 Horse's Skull with Pink Rose.

Early Abstraction’



black-place


‘Abstraction White Rose