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giovedì, settembre 22

Ori Bernstein -Un uomo si fa straniero

Lucien Freud - Eli and David



Un uomo a un tratto si fa straniero a sé

ai suoi oggetti, alla sua casa, alla donna in cui riposa

e l’aria di ogni giorno su lui posa

come terra strato sopra strato.

Un uomo a un tratto si fa straniero

al suo corpo dissociato, alle molte membra delle quali

si abusa in movimenti infiniti.

E solo la sua testa è un serraglio di animali ammansiti.

E con le dita, nel linguaggio di chi non parla e non sente,

cerca di raccontare a se stesso brevemente

le cose che non disse mai a parole,

ma il suo sangue lentamente

lo soffoca come una cravatta e la rètina distende

una mappa di macchie alle pareti

con terre popolate dalla sola solitudine.

Alfonso Gatto Parole

Chagall   Gli amanti sopra la città

“Ti perderò come si perde un giorno
chiaro di festa: - io lo dicevo all’ombra
ch’eri nel vano della stanza – attesa,
la mia memoria ti cercò negli anni
floridi un nome, una sembianza: pure,
dileguerai, e sarà sempre oblio
di noi nel mondo”.

Tu guardavi il giorno
svanito nel crepuscolo, parlavo
della pace infinita che sui fiumi
stende la sera alla campagna.

Hermann Hesse Fuga di Giovinezza



La stanca estate china il capo,
specchia nell’acqua il biondo volto.
Io vado stanco e impolverato
nel viale d’ombra folto.

Soffia tra i pioppi una leggera
brezza. Ho alle spalle il cielo rosso,
di fronte l’ansia della sera
e il tramonto e la morte.

E vado stanco e impolverato
e dietro a me resta esitante
la giovinezza, china il capo
e non vuol più seguirmi avanti.

mercoledì, settembre 21

Alejandra Pizarnik


Vincent Van Gogh, “Le café de nuit”


Sono venuti.

Invadono il sangue.

Profumano a piume,

a mancanza, a pianto.

Però tu alimenti la paura

e la solitudine

come due animali piccoli

perduti nel deserto.

Sono venuti

ad incendiare l’età del sogno.

Un addio è la tua vita.

Però tu ti abbracci

come la serpe pazza del movimento

che solo ritrova se stessa

poiché non c’è nessuno.

Tu piangi sotto il pianto,

tu apri il baule dei tuoi desideri

e sei più ricca della notte.

Però c’è tanta solitudine

che le parole si suicidano.

Eugenio Montale e Vincent Van Gogh




Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
é dunque la ventura delle venture.
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.

 (da Ossi di Seppia)