mercoledì, dicembre 21
MARIA LUISA SPAZIANI LETTERA 1951
Natale altro non è che quest'immenso
silenzio che dilaga per le strade,
dove platani ciechi
ridono con la neve,
altro non è che fondere a distanza
le nostre solitudini
sopra i molli sargassi
stendere nella notte un ponte d'oro.
Sono qui, col tuo dono che mi illumina
di dieci stelle-lune,
trasognata guidandomi per mano
dove vibra un riverbero
di fuochi e di lanterne (verde e viola),
di girandole e insegne di caffè.
Van Gogh, Parigi azzurra...
Un pino a destra
per appendervi quattro nostalgie
e la mia fede in te, bianca cometa
in cima.
Lo Zahir
"Secondo lo scrittore Jorge Luis Borges, l'idea dello Zahir viene dalla tradizione islamica, e si
ritiene sia nata intorno al XVIII secolo. Zahir, in arabo, vuoi dire visibile, presente, incapace di
passare inosservato. Qualcosa o qualcuno che, una volta che si è stabilito il contatto, finisce per
occupare a poco a poco il nostro pensiero, fino al punto che non riusciamo più a concentrarci su
nient'altro. E ciò può essere considerato santità o follia."
Il mio Zahir non sono le romantiche metafore con ciechi, bussole, tigri, o la famosa
moneta.
Il mio Zahir ha un nome: "Esther.(Paulo Coelho)
Anche io ho il mio Zahir, anche il mio zahir ha un nome... e voi?
lunedì, dicembre 19
RENÉE VIVIEN..............I solitari
Coloro che hanno per mantello lenzuoli funerari
provano la voluttà divina di essere solitari.
La loro castità ha pena dell'ebbrezza delle coppie
della stretta di mano, dei passi dal ritmo lieve.
Coloro che nascondono la fronte nei lenzuoli funerari
sanno la voluttà divina di essere solitari.
Contemplano l'aurora e l'aspetto della vita
senza orrore, e chi li compatisce prova invidia.
Coloro che cercano la pace della sera e dei lenzuoli funerari
conoscono la spaventosa ebbrezza di essere solitari.
Sono i beneamati della sera e del mistero.
Ascoltano nascere le rose sottoterra
e percepiscono l'eco dei colori, il riflesso
dei suoni...Si muovono in un'atmosfera grigio-viola.
Gustano il sapore del vento e della notte,
hanno occhi più belli delle torce funerarie.
provano la voluttà divina di essere solitari.
La loro castità ha pena dell'ebbrezza delle coppie
della stretta di mano, dei passi dal ritmo lieve.
Coloro che nascondono la fronte nei lenzuoli funerari
sanno la voluttà divina di essere solitari.
Contemplano l'aurora e l'aspetto della vita
senza orrore, e chi li compatisce prova invidia.
Coloro che cercano la pace della sera e dei lenzuoli funerari
conoscono la spaventosa ebbrezza di essere solitari.
Sono i beneamati della sera e del mistero.
Ascoltano nascere le rose sottoterra
e percepiscono l'eco dei colori, il riflesso
dei suoni...Si muovono in un'atmosfera grigio-viola.
Gustano il sapore del vento e della notte,
hanno occhi più belli delle torce funerarie.
***********
Ceux qui cape feuilles pour les funérailles
prouver le plaisir divin d'être seul.
Leur chasteté est l'intoxication la valeur de paires
de la négociation, le rythme des petits pas.
Ceux qui cachent leur visage dans les funérailles des feuilles
Dieu sait le plaisir d'être seul.
Contemplez l'aube et l'apparition de la vie
sans horreur et de pitié ceux qui tentent de l'envie.
Ceux qui cherchent la paix du soir et le linceul
connaître le frisson d'être terrifiante solitude.
Ils sont les bien-aimés de la soirée et de mystère.
Ils écoutent les roses naissent sous terre
et de percevoir l'écho des couleurs, la réflexion
sons ... Ils se déplacent dans un gris-violet.
Savourez le goût du vent et de la nuit,
avez de beaux yeux des torches funéraires.
Ceux qui cape feuilles pour les funérailles
prouver le plaisir divin d'être seul.
Leur chasteté est l'intoxication la valeur de paires
de la négociation, le rythme des petits pas.
Ceux qui cachent leur visage dans les funérailles des feuilles
Dieu sait le plaisir d'être seul.
Contemplez l'aube et l'apparition de la vie
sans horreur et de pitié ceux qui tentent de l'envie.
Ceux qui cherchent la paix du soir et le linceul
connaître le frisson d'être terrifiante solitude.
Ils sont les bien-aimés de la soirée et de mystère.
Ils écoutent les roses naissent sous terre
et de percevoir l'écho des couleurs, la réflexion
sons ... Ils se déplacent dans un gris-violet.
Savourez le goût du vent et de la nuit,
avez de beaux yeux des torches funéraires.
NELO RISI ----------------- UNO+UNO=UNO
Da solo
uno può ma non molto
da solo uno beve
e da solo uno canta
da solo uno
se crede deve pregare.
In due
si grida meglio
con zelo di larve
con gesti di gomma
su letti di bronzo
prima e dopo il saccheggio.
La somma
dei due vuoti ci somiglia.
uno può ma non molto
da solo uno beve
e da solo uno canta
da solo uno
se crede deve pregare.
In due
si grida meglio
con zelo di larve
con gesti di gomma
su letti di bronzo
prima e dopo il saccheggio.
La somma
dei due vuoti ci somiglia.
Younis Tawfik.........La notte del destino
Nei varchi tra la notte
e l'impossibile,
sotto un velo di neve,
ti ho inteso gridare le forme delle piaghe
e nella tenda del silenzio soffrivi l'eco:
condividevi il terrore con il tuo assassino,
aprivi il petto al vento,
mettevi catene alla passione
e per il pianto...
E' la Notte del Destino,
perciò strappati il manto della sopportazione,
e sacrifica gli occhi ai numi della guerra,
finché le tue visioni non verran meno...
E' notte di ghiaccio
ed è di fuoco,
è notte
che gli specchi del cielo vedono
infrangersi
...e ne scendono lune,
come fossero pioggia di pietra...
Fisso così il tuo nome
ed il tuo volto,
fisso la morte finché arriva il giorno.
Ma intanto, tu
spartisci il mio tormento e poi scompari,
ti trasformi in miraggio dell'infanzia,
penetri nel segreto del deserto
e il tuo cuore fiorisce sulla sabbia,
simile a un girasole, un canto funebre.
Intanto, tu
diventi il riso di bambino che la vita ha ucciso
e in questa notte rinasce, quando
Dio scende, plenilunio triste,
sopra i due fiumi,
e sugli schieramenti delle palme.
Badr Shakir as-Sayyab------Il canto della pioggia
Da quando eravamo bambini, il cielo
si copriva d’inverno
e scrosciava la pioggia,
e ogni anno, anche quando verdeggiava
la terra, eravamo affamati;
non c’è anno che in Iraq non sia fame.
Pioggia…
Pioggia…
Pioggia…
In ogni goccia di pioggia
sono rossi o gialli germogli di fiori.
Ogni lacrima di affamato e di ignufo,
ogni goccia che brilla del sangue dell’uomo
è un sorriso che attende nuove labbra
o un sogno che appare sulla bocca del bimbo
nel giovane mondo di domani, donatore di vita!
Pioggia…
Pioggia…
Pioggia…
si copriva d’inverno
e scrosciava la pioggia,
e ogni anno, anche quando verdeggiava
la terra, eravamo affamati;
non c’è anno che in Iraq non sia fame.
Pioggia…
Pioggia…
Pioggia…
In ogni goccia di pioggia
sono rossi o gialli germogli di fiori.
Ogni lacrima di affamato e di ignufo,
ogni goccia che brilla del sangue dell’uomo
è un sorriso che attende nuove labbra
o un sogno che appare sulla bocca del bimbo
nel giovane mondo di domani, donatore di vita!
Pioggia…
Pioggia…
Pioggia…
Steve McCurry
Nella vita ci sono persone che possiedono il dono di comunicare agli altri con maggior efficacia mediante il linguaggio, l’utilizzo di parole articolate, sagaci, persuasive, convincenti, spontanee; c’è ne sono altre che hanno la capacità di esprimersi magistralmente utilizzando il proprio corpo, la tensione dei muscoli, l’armonia dei movimenti, la mimica del volto, e poi ci sono individui che scelgono come mezzo comunicativo le immagini come Steve McCurry che ha fatto della fotografia, la propria, una forma assoluta di stile espressivo puro, a metà tra la fine tradizione documentarista e la soggettività di un immagine d’autore colma di emozioni personali e allo stesso tempo ataviche primordiali ed universali, bagaglio emotivo dell’umanità intera.
Scrive McCurry : “nelle immagini cerco il momento indifeso, l’anima più genuina che si affaccia, esperienza impressa sul volto di una persona. Cerco di trasmettere ciò che quella persona può essere, una persona colta sopra un paesaggio più ampio, che potremmo chiamare la condizione umana…voglio trasmettere il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me, durante i miei viaggi, quando la sorpresa dell’essere estraneo si mescola alla gioia della famigliarità”
Steve McCurry nasce nel 1950 a Philadelphia, si laurea in Arte ed Architettura alla Pennsylvania State University. Durante gli anni universitari inizia ad avvicinarsi al mondo della fotografia e a distanza di due anni dalla laurea parte per l’India per lavorare come fotografo freelance. Da questo momento in poi per Steve McCurry ha inizio una carriera ricca di successi, peregrinazioni e scoperte in India, Tibet, Afghanistan, Iraq, Cambogia; per citare solo alcuni dei luoghi che hanno fatto da sfondo o da soggetto alle sue foto. Nel 1986 diventa membro dell’agenzia Magnum, vince innumerevoli premi tra cui l’illustre Robert Capa Golden Medal per il migliore reportage fotografico dall’estero, in questa occasione vestito in abiti tradizionali, attraversò il confine del Pakistan per arrivare nell’Afghanistan controllato dai ribelli appena prima dell’invasione russa. Al ritorno dal suo viaggio i rullini delle pellicole che aveva fatto cucire nei suoi vestiti contenevano le immagini che sarebbero state pubblicate in tutto mondo facendo di lui il primo a mostrare il conflitto. Il suo lavoro viene pubblicato in ogni principale giornale del mondo e frequentemente compare nel National Geographic Magazine ne è un esempio la foto di Sharbat Gula oggi divenuta un’icona del fotografo.
Scrive McCurry : “nelle immagini cerco il momento indifeso, l’anima più genuina che si affaccia, esperienza impressa sul volto di una persona. Cerco di trasmettere ciò che quella persona può essere, una persona colta sopra un paesaggio più ampio, che potremmo chiamare la condizione umana…voglio trasmettere il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me, durante i miei viaggi, quando la sorpresa dell’essere estraneo si mescola alla gioia della famigliarità”
Steve McCurry nasce nel 1950 a Philadelphia, si laurea in Arte ed Architettura alla Pennsylvania State University. Durante gli anni universitari inizia ad avvicinarsi al mondo della fotografia e a distanza di due anni dalla laurea parte per l’India per lavorare come fotografo freelance. Da questo momento in poi per Steve McCurry ha inizio una carriera ricca di successi, peregrinazioni e scoperte in India, Tibet, Afghanistan, Iraq, Cambogia; per citare solo alcuni dei luoghi che hanno fatto da sfondo o da soggetto alle sue foto. Nel 1986 diventa membro dell’agenzia Magnum, vince innumerevoli premi tra cui l’illustre Robert Capa Golden Medal per il migliore reportage fotografico dall’estero, in questa occasione vestito in abiti tradizionali, attraversò il confine del Pakistan per arrivare nell’Afghanistan controllato dai ribelli appena prima dell’invasione russa. Al ritorno dal suo viaggio i rullini delle pellicole che aveva fatto cucire nei suoi vestiti contenevano le immagini che sarebbero state pubblicate in tutto mondo facendo di lui il primo a mostrare il conflitto. Il suo lavoro viene pubblicato in ogni principale giornale del mondo e frequentemente compare nel National Geographic Magazine ne è un esempio la foto di Sharbat Gula oggi divenuta un’icona del fotografo.
mercoledì, dicembre 14
Odysseas Elytis ---------- L’autopsia
Dunque, si era appurato che l'oro della radice dell'ulivo
gli si era infiltrato in fondo al cuore.
E per le numerose veglie, accanto al candeliere, in attesa dell'alba,
uno strano rossore gli aveva invaso le viscere.
Appena sotto la pelle, la linea azzurrina dell'orizzonte intensamente colorata.
E per le numerose veglie, accanto al candeliere, in attesa dell'alba,
uno strano rossore gli aveva invaso le viscere.
Appena sotto la pelle, la linea azzurrina dell'orizzonte intensamente colorata.
E abbondanti tracce di glauco nel sangue.
Le voci degli uccelli, che nei momenti di profonda solitudine
Le voci degli uccelli, che nei momenti di profonda solitudine
aveva imparato a memoria sembra
che si siano riversate tutte quante insieme
tanto che non fu possibile al coltello procedere in profondità.
Piuttosto fu sufficiente l'intenzione a compiere il Male.
Che affrontò - è evidente -
tanto che non fu possibile al coltello procedere in profondità.
Piuttosto fu sufficiente l'intenzione a compiere il Male.
Che affrontò - è evidente -
nel terribile atteggiamento dell'innocente.
Sgranati , orgogliosi i suoi occhi,
con tutto il bosco che ancora si agitava sulla retina immacolata.
Nel cervello nulla, se non un'eco distorta di cielo.
E solo nella conca dell'orecchio sinistro, un po' di sabbia, sottile,
finissima come nelle conchiglie. Il che significa che spesso aveva
camminato lungo il mare, da solo,
E solo nella conca dell'orecchio sinistro, un po' di sabbia, sottile,
finissima come nelle conchiglie. Il che significa che spesso aveva
camminato lungo il mare, da solo,
con lo struggimento d'amore e il sibilo del vento.
Quanto ai segni di fuoco sul pube,
Quanto ai segni di fuoco sul pube,
mostrano che andava avanti per molte ore,
ogni volta che incontrava una donna.
Avremo frutti precoci quest'anno.
da Sei rimorsi più uno per il cielo
Avremo frutti precoci quest'anno.
da Sei rimorsi più uno per il cielo
Odysseas Elytis
Sono in lutto per gli anni venturi
Senza di noi e canto quelli ormai trascorsi
Se è vera
L’intesa dei corpi il dolce tintinnio delle barche
Il baluginare delle chitarre sotto le acque
I ‘credimi’ e i ‘no’
Ora nel vento ora nella musica
Due bestiole le nostre mani
Che cercavano di sovrapporsi furtive l’una sull’altra
Il vaso del basilico sulle soglie aperte dei cortili
E le scaglie di mare che arrivavano insieme
Sui muretti a secco, dietro le siepi
L’anemone che si posò sulla tua mano
E tremolò tre volte il lillà per tre giorni sopra le cascate
Se tutto ciò è vero canto
La trave di legno e il tappeto colorato
Sulla parete, la Sirena coi capelli scarmigliati
Il gatto che ci fissò nel buio
Un bambino con l’incenso e una croce vermiglia
Quando annotta sugli scogli inaccessibili
Sono in lutto per la veste che toccai e mi venne incontro il mondo.
da Il monogramma
Senza di noi e canto quelli ormai trascorsi
Se è vera
L’intesa dei corpi il dolce tintinnio delle barche
Il baluginare delle chitarre sotto le acque
I ‘credimi’ e i ‘no’
Ora nel vento ora nella musica
Due bestiole le nostre mani
Che cercavano di sovrapporsi furtive l’una sull’altra
Il vaso del basilico sulle soglie aperte dei cortili
E le scaglie di mare che arrivavano insieme
Sui muretti a secco, dietro le siepi
L’anemone che si posò sulla tua mano
E tremolò tre volte il lillà per tre giorni sopra le cascate
Se tutto ciò è vero canto
La trave di legno e il tappeto colorato
Sulla parete, la Sirena coi capelli scarmigliati
Il gatto che ci fissò nel buio
Un bambino con l’incenso e una croce vermiglia
Quando annotta sugli scogli inaccessibili
Sono in lutto per la veste che toccai e mi venne incontro il mondo.
da Il monogramma
GIUSEPPE UNGARETTI-------In un vestito rosso
| Vettriano - Back Where You Belong |
Sei comparsa al portone
In un vestito rosso
Per dirmi che sei fuoco
Che consuma e riaccende
Una spina mi ha punto
Delle tue rose rosse
Perché succhiassi al dito
Come già tuo, il mio sangue
Percorremmo la strada
Che faceva il rigoglio
Della selvaggia altura,
Ma già da molto tempo
Sapevo che soffrendo con temeraria fede,
L’età per vincere non conta.
Era di lunedì,
per stringerci le mani
E parlare felici
Non si trovò rifugio
Che in un giardino triste
Della città convulsa.
In un vestito rosso
Per dirmi che sei fuoco
Che consuma e riaccende
Una spina mi ha punto
Delle tue rose rosse
Perché succhiassi al dito
Come già tuo, il mio sangue
Percorremmo la strada
Che faceva il rigoglio
Della selvaggia altura,
Ma già da molto tempo
Sapevo che soffrendo con temeraria fede,
L’età per vincere non conta.
Era di lunedì,
per stringerci le mani
E parlare felici
Non si trovò rifugio
Che in un giardino triste
Della città convulsa.
Evgenij Evtušenko
Evgenij Evtušenko nel 1963, nella capitale francese, ha l’occasione di assistere ad un evento memorabile, l’addio alle scene di Edith Piaf, ormai prossima a morire. Quando la cantante entra in scena dopo un inutile spettacolo preparatorio, tutto cambia, tutto assume la sua importanza. È uno scricciolo debole e malato, Edith Piaf, tenuto insieme dalla morfina, ma quando apre la bocca e inizia a cantare, è tutto un mondo che racconta, è il dolore drammatico delle sue canzoni, è il pathos che la sua voce crea. L’ultima volta, irripetibile. E questo lo sa anche il giovane poeta venuto da lontano: non c’è una donna malata su quel palcoscenico ma il simbolo immortale di un’epoca.
EVGENIJ EVTUŠENKO ---- COSÌ LA PIAF USCIVA DALLA SCENA
| Édith Piaf |
C’era a Parigi, c’era una sala e davanti alla sala
qualcuno motteggiava, volteggiando col sedere,
avendo coi suoi salti calpestato l’arte per un’ora…
Era solo un proemio per la Piaf.
Ed ecco entrò, fino al fanatismo
simile a un rozzo idolo,
come se, sbagliando porta, in uno sketch allegro
entrasse una tragedia stanca.
E, sulle stolidaggini da baraccone
ella si eresse, pallida e senza forze,
come una piccola civetta dagli occhi ammalati,
pesante con le sue ali spossate.
Piccoletta e truccata, coll’abito corto,
trattenendo la tosse, con un filo di vita,
ti apparteneva, o epoca,
reggendosi appena sulle gambette esili.
Ci guardava, come guardando la Senna,
dal cui parapetto fosse lì, lì per lanciarsi;
e sentivo la voglia di correre sul palcoscenico
per sostenerla, ché sarebbe caduta.
Un gesto preciso della manina rugosa
e partì l’orchestra… Arrivò fin sull’orlo
del palcoscenico… Costrinse la schiena
a raddrizzarsi e, tremando, aspirò la musica.
Cominciò a cantare, quasi prendendo il volo,
ricadendo davanti agli sguardi puntati,
quel corpo tagliuzzato dai chirurghi,
ansando, girandosi su se stesso, come dentro di noi!
Esso, volteggiando, singhiozzava, rideva con fragore,
bisbigliava come le erbe in delirio al Bois de Boulogne,
rimbombava come un carrettino a Saint-Germain,
urlava come una sirena. Questa era la Piaf.
In lei una mescolanza di campane a stormo,
di pioggia a dirotto, di cannonate,
di insulti, di gemiti, di mormorii, di fantasmi…
Così noi, a un tratto, quasi senza volerlo,
ci sentivamo nei suoi confronti buoni come dei giganti con una lillipuziana.
Attraverso la sua gola passava il dolore, passava la fede,
passavano le stelle, passavano le campane…
Giocando, come una gigantessa, ci prendeva nella mano,
come tanti miseri Gulliver.
Ma in lei, artista autentica, la cosa più importante
era che, a dispetto della morte che l’aspettava,
per la sua gola passavano nuovi artisti,
che dietro si lasciavano nodi di lacrime.
Così la Piaf, uscendo di scena, come tuono,
profetizzava nella sua frenesia.
La piccola civetta cantava, come canterebbe una chimera
caduta sul palcoscenico dall’alto di Notre-Dame.
Colette Calascione
Nata nel 1971 a San Francisco, la Calascione disvela mondi onirici sensuali e simbolici, servendosi di un tratto morbido e avvolgente come le figure -reali o immaginarie- che ama rappresentare.
Tra occhi neri, pelli levigate e pose intriganti, l’artista americana insegue il mito del sorriso di Monnalisa, inaugurando una affascinante caccia all’enigma. Questo il sito ufficiale.QUI
martedì, dicembre 13
lunedì, dicembre 12
Renée Vivien------Ecco la notte
Ecco la notte: sto per seppellire i miei morti,
i miei sogni, i miei desideri, i miei dolori, i miei rimorsi,
tutto il passato... Sto per seppellire i miei morti
i miei sogni, i miei desideri, i miei dolori, i miei rimorsi,
tutto il passato... Sto per seppellire i miei morti
RENÉE VIVIEN --------Fuggirò per sempre.....
sabato, dicembre 10
LIBERTA'
| Eugène_Delacroix La liberté guidant le peuple |
Per libertà s'intende genericamente la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, usando la volontà di ideare e mettere in atto un'azione, ricorrendo ad una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a metterla in atto.(wikipedia)
Liberté, Freiheit, Freedom, Frihet, Libertad, Liberdade, Vrijdom, Vapaus, Libertà!
Marco Tullio Cicerone, Repubblica
« La libertà non consiste nell'avere un buon padrone, ma nel non averne affatto »
Kant
La libertà è una condizione formale della scelta che, quando si tramuterà in atto, in azione concreta, risentirà necessariamente dei condizionamenti che le vengono dal mondo reale, sottoposto alle leggi fisiche necessitanti, o da situazioni determinanti di altra natura.
E cosi via.... , per voi cos'e' Libertà?
Octavio Paz ...........Due corpi
Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte due onde
e la notte è oceano.
Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte due pietre
e la notte deserto.
Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte radici
nella notte intrecciate.
Due corpi, uno di fronte all’altro,
sono a volte coltelli
e la notte lampo.
Jacques Prévert............M’ha fatta l’amore
Nuda son nata
come son nata vivo
piccola son nata
e troppo in fretta cresciuta
ma non son mai cambiata
e nuda vivo
la maggior parte del tempo
quel tempo dove vivo nuda
quel tempo è denaro.
M’ha fatta l’amore
l’amore che mi ha fatto festa
l’amore che mi ha fatto fata
dov’è mai andato a cacciarsi
l’innamorato che avevo
che mi faceva piacere
che mi faceva sognare
che mi faceva ballare
ballare al ritmo della sua bacchetta
era il mio direttore d’orchestra
io il suo corpo di ballo.
M’ha fatta l’amore
l’amore che mi ha fatto festa
l’amore che mi ha fatto fata
e io vi trasformo in tante bestie
ogni volta che mi pare
il vostro amore mi fa ridere
il vostro amore non è amore
vi comando a bacchetta
fuori la grana.
M’ha fatto l’amore
l’amore che mi ha sfatta
e in asso m’ha piantata
l’innamorato che avevo
dov’è finito mai
dov’è finito mai
dov’è finito mai.
Nietzsche
Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare. Tutti questi arditi uccelli che spiccano il volo nella lontananza, nell'estrema lontananza, di sicuro, a un certo momento non potranno più andare oltre e si appollaieranno su un pennone o su un piccolo scoglio- e per di più grati di questo miserevole ricetto! Ma a chi sarebbe lecito trarne la conseguenza che non c'è più dinanzi a loro nessuna immensa, libera via, che sono volati tanto lontano quanto è possibile volare? Tutti i nostri grandi maestri e precursori hanno finito coll'arrestarsi; e non è il gesto più nobile e il più leggiadro atteggiamento, quello con cui la stanchezza si arresta: sarà così anche per me e per te! Ma che importa a me e a te! Altri uccelli voleranno oltre! Questo nostro sapere e questa nostra fiducia spiccano il volo con essi e si librano in alto, salgono a picco sul nostro capo e oltre la sua impotenza, lassù in alto, e di là guardano nella lontananza, vedono stormi d'uccelli molto più possenti di quanto siamo noi, i quali agogneranno quel che agognammo noi, in quella direzione dove tutto è ancora mare, mare, mare! E dove dunque vogliamo arrivare? Al di là del mare? Dove ci trascina questa possente avidità, che è più forte di qualsiasi altro desiderio? Perché proprio in quella direzione, laggiù dove sono fino ad oggi tramontati tutti i soli dell'umanità? Un giorno si dirà forse di noi che, volgendo la prua a occidente, anche noi speravamo di raggiungere l'India, ma che fu il nostro destino a naufragare nell'infinito? Oppure, fratelli miei? Oppure"
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