mercoledì, agosto 24

LE MIE LACRIME..... - ADAM MICKIEWICZ





LE MIE LACRIME.....

Le mie lacrime, pure, fitte, scesero
sulla mia infanzia idillica ed angelica,
sulla sciocca e superba giovinezza,
sulla mia età d'uomo, età di sconfitte,
le mie lacrime, pure, fitte, scesero.

(trad. S. Quasimodo)




(Polały się łzy me czyste...)

Polały się łzy me czyste, rzęsiste,
Na me dzieciństwo sielskie, anielskie,
Na moją młodość górna i durną,
Na mój wiek męski, wiek klęski.
Polały sie łzy me czyste, rzęsiste...

martedì, agosto 23

Prima che tu dica "Pronto" - Amore lontano da casa


Vedi, - dice Mariamirella, - forse io ho paura di te. 
Ma non so dove rifugiarmi. 
L'orizzonte è deserto, non ci sei che tu. 
Tu sei l'orso e la grotta. 
Perciò io sto ora accucciata tra le tue braccia,
perchè tu mi protegga dalla paura di te.


Non si muore tutte le mattine - V. Capossela


 "E quando vai non illuderti di coltivare assenze. 
Te ne vai e questo è tutto."

Non è l'amore che va via - Vinicio Capossela


Mete.....


"Da un certo punto in avanti

non c'e' più modo di tornare indietro.

E' quello il punto al quale si deve arrivare."

Relazioni pericolose - Magritte, 1926


Passeggiata

Rodney Smith

Donna che legge - Henri Matisse


A private room


lunedì, agosto 22

LA COSA PIU' BELLA DEL NOSTRO AMORE - NIZAR QABBANI


Con questa poesia Nizar ci conferma il suo stile di scrittura: indiretta, colloquiale, moderna, con contenuti suggeriti più che detti. Una riflessione, un cammeo, o meglio ancora:

"Questo è il mio Cantico dei Cantici: lo lascio sul guanciale degli innamorati... spengo la luce e... mi allontano."
(Nizar Qabbani)
 





LA COSA PIU' BELLA DEL NOSTRO AMORE 

La cosa più bella del nostro amore è che esso
non ha razionalità né logica.
La cosa più bella del nostro amore è che esso
cammina sull'acqua e non affonda.

LE MANI DI ELSA - LOUIS ARAGON

LE MANI DI ELSA - LOUIS ARAGON

  E' un canto, nella sua accezione etimologica di elevazione ed inflessione ritmica della voce umana, dedicato alla donna che lo ispirò grandemente, sua moglie Elsa. Ricco di anafore, di maiuscole ad inizio verso, impastato della passionalità degli autori francesi della sua epoca, che idealizzando un pò la loro donna, la elevano a dea, sistemandola su di un piedistallo, rimanendone in adorazione.




LE MANI DI ELSA

Dammi le tue mani per l'inquietudine
Dammi le tue mani di cui tanto ho sognato
Di cui tanto ho sognato nella mia solitudine
Dammi le tue mani perch'io venga salvato.
Quando le prendo nella mia povera stretta
Di palmo e di paura di turbamento e fretta
Quando le prendo come neve disfatta
Che mi sfugge dappertutto attraverso le dita.
Potrai mai sapere ciò che mi trapassa
Ciò che mi sconvolge e che m'invade
Potrai mai sapere ciò che mi trafigge
E che ho tradito col mio trasalire.
Ciò che in tal modo dice il linguaggio profondo
Questo muto parlare dei sensi animali
Senza bocca e senz'occhi specchio senza immagine
Questo fremito d'amore che non dice parole
Potrai mai sapere ciò che le dita pensano
D'una preda tra esse per un istante tenuta
Potrai mai sapere ciò che il loro silenzio
Un lampo avrà d'insaputo saputo.
Dammi le tue mani ché il mio cuore vi si conformi
Taccia il mondo per un attimo almeno
Dammi le tue mani ché la mia anima vi s'addormenti
Ché la mia anima vi s'addormenti per l'eternità.




LES MAINS D’ELSA


Donne-moi tes mains pour l’inquiétude
Donne-moi tes mains dont j’ai tant rêvé
Dont j’ai tant rêvé dans ma solitude
Donne-moi tes mains que je sois sauvé
Lorsque je les prends à mon propre piège
De paume et de peur de hâte et d’émoi
Lorsque je les prends comme une eau de neige
Qui fuit de partout dans mes mains à moi
Sauras-tu jamais ce qui me traverse
Qui me bouleverse et qui m’envahit
Sauras-tu jamais ce qui me transperce
Ce que j’ai trahi quand j’ai tressailli
Ce que dit ainsi le profond langage
Ce parler muet de sens animaux
Sans bouche et sans yeux miroir sans image
Ce frémir d’aimer qui n’a pas de mots
Sauras-tu jamais ce que les doigts pensent
D’une proie entre eux un instant tenue
Sauras-tu jamais ce que leur silence
Un éclair aura connu d’inconnu
Donne-moi tes mains que mon coeur s’y forme
S’y taise le monde au moins un moment
Donne-moi tes mains que mon âme y dorme
Que mon âme y dorme éternellement..

IL DOLORE - ATTILA JOZSEF

Dalla conoscenza della sua biografia, non ci si può stupire se Attila ci da dato una descrizione così minuziosa, così vera, nostra, del dolore.
Ha qualcosa di introspettivo, ma è riuscito a trascendere da questo ed a fare una poesia universale, viva ieri come anche oggi, con quel verso finale che resta sospeso tra lui e noi.
Non come minaccia, ma come avvertimento.

Attila József nacque a Budapest, l'11 aprile 1905 e morì a Balatonszárszó il 3 dicembre 1937, è considerato uno dei più importanti poeti ungheresi del XX secolo.
Figlio di un operaio di origine rumena, e di una contadina, era terzogenito dopo le sorelle Eta e Jolán.
Il padre abbandonò la famiglia quando lui aveva l'età di tre anni e la madre che non riusciva a mantenere economicamente i figli, permise che Attila fosse affidato ad una coppia di Öcsöd per lavorare nella loro fattoria.
Ma le condizioni di vita furono tali che Attila (ribattezzato "Pista" dai genitori affidatari) fuggì nuovamente a Budapest per tornare dalla madre.
Ma questa morì nel 1919, a 43 anni di età, così Attila venne cresciuto da Ödön Makai, suo zio, che gli consentì di studiare in una scuola superiore. Successivamente si iscrisse all'università di Seghedino, con l'intenzione di diventare un insegnante, ma venne espulso per via di una poesia provocatoria che aveva scritto.
Da quel momento, cercò di mantenersi con i pochi guadagni derivanti dalla pubblicazione dei suoi scritti. Iniziò, inoltre, a dare segni di schizofrenia e andò in cura presso vari psichiatri.
Morì nel 1937 all'età di 32 anni a Balatonszárszó, dove viveva con la sorella ed il cognato, travolto da un treno di passaggio mentre si trovava sdraiato sui binari. L'ipotesi del suicidio è la più accreditata, anche se alcuni studiosi non escludono l'incidente.
Presso il luogo della sua morte è posto un cippo memoriale.

IL DOLORE


Il dolore è un postino grigio, silenzioso,
col viso asciutto, gli occhi d'un azzurro chiaro,
dalle sue spalle fragili pende
la borsa, il vestito è scuro e consumato.
Nel suo petto batte un orologio
da pochi soldi; timidamente sguscia
di strada in strada, si stringe ai muri
delle case, sparisce in un portone.
Poi bussa. E ha una lettera per te.

domenica, agosto 21

EDWARD HOPPER




Non è la prima volta che mi imbatto nei quadri di questo artista e tutte le volte che succede, mi sorprendo ad innamorarmene, salvo poi scoprire che ne è sempre lui l'autore.
A questo punto, ci voleva un approfondimento. Per me, principalmente, ma perchè non rendervene partecipi?
Dunque, EDWARD HOPPER...






«Il mio scopo nel dipingere è sempre stata la più esatta trascrizione possibile della più intima impressione della natura.»
Frase attribuita ad Edward Hopper, pittore statunitense precisionista, famoso per aver risprodotto spaccati di vita americana contemporanea.
Sì, perchè Edward è un contemporaneo. Nacque nella cittadina di Nyack (contea di Rockland, stato di New York) il 22 luglio 1882 e morì a New York il 15 maggio 1967.

La sua famiglia è colta e borghese. Entrerà nel 1900 alla New York School of Art dove si troverà fianco a fianco con altri futuri protagonisti della scena artistica americana dei primi anni cinquanta.
Gli incontri fondamentali per la sua formazione e crescita saranno quelli con i tre insegnanti della scuola: William Chase, che lo esortò a studiare e a copiare ciò che osservava nei musei; Kenneth Miller, che gli istillò il gusto della pittura pulita e nitida, organizzata con una ordinata composizione spaziale e Robert Henri, che contribuì a liberare l’arte di quel periodo dal peso delle norme accademiche, offrendo così un attivo esempio al giovane Hopper.
Come molti ragazzi della borghesia americana, passò un periodo in Europa: Bruxelles, Londra, Berlino e Parigi, dove coltiverà e affinerà i l suo stile personale ed inconfondibile
Il successo lo ottenne con una mostra di acquerelli nel 1923 ed un'altra di quadri nel 1924 facendone il caposcuola dei realisti che dipingevano la “scena americana”.
Prediligeva immagini urbane o rurali, immerse in un silenzio, che comunicano allo spettatore un forte senso di estraniamento del soggetto e dell'ambiente in cui è immerso, ottenuto combinando a geometrie, un sofisticato gioco di luci, fredde, volutamente "artificiali" e un'estrema sintesi di dettagli.
La scena è quasi sempre deserta; nei suoi quadri raramente vi è più di una figura umana, e quando ve ne è più di una quello che emerge è l'estraneità dei soggetti e l'incomunicabilità che ne risulta, accentuando la solitudine.

(Ampi stralci tratti da Wikipdia, l'Enciclopedia Libera e liberamente sintetizzati)
  "Nighthawks" (Nottambuli - olio su tela 1942)

"Morning sun" (Sole di mattina - 1952) 

"Eleven A.M." (Le undici di mattina - 1926)   








Edward Hopper


HA INDOSSATO LA CAMICIA - A'ISHA ARNA'UT




Non so molto di questa autrice e la rete non mi aiuta.
Mi rimanda un laconico "nata in Siria nel 1946", ma c'è altro dietro questo nome e data di nascita.
Una forza prorompente e disarmante al tempo stesso dei versi, il disagio di una vita che accomuna tante donne raccontata con semplicità e limpidezza.
 Sensibilità differente per cultura e vissuto

 Donna allo specchio – Anna Breda  


HA INDOSSATO LA CAMICIA...


Ha indossato la camicia, ha preso l'ombrello
non ha detto parola
nemmeno io.

Dopo che se n'è andato
sono rimasta innanzi allo specchio
ho estratto la lingua
per vedere se erano rimaste impigliate delle parole.
Purtroppo ho visto solo muscoli e vene.

Ho ritirato la lingua
sono scoppiata a ridere
la risata non è una parola - poi ho infranto lo specchio.

Da quel momento
ho continuato a infrangere specchi
invano
cercandone uno
che non riflettesse
più, uno specchio
che infrangesse me.

SILENZI




Oggi non era giorno di parole,

con mire di poesie o di discorsi,

né c'era strada che fosse nostra.

A definirci bastava solo un atto,

e visto che a parole non mi salvo,

parla per me, silenzio, ch'io non posso.

LA LINEA D'OMBRA



Ti trascino
per i varchi della mia incostanza
afferrandoti per il braccio
su cui è tatuato il disappunto
e cerco nel tuo volto i segni del
disagio, con un timore dentro
che scorgo ad ogni lampo di coscienza.

Con incroci di addii
ho progettato il calvario della notte
ed ho bendato gli occhi al pensiero che dorme,
perché non senta il dramma
del risveglio.

Ma al di là di ogni parola c'è un
silenzio, al di là di ogni sguardo
un altro cielo

e tu ridi
camminando sul filo del tuo sogno
e poi cedi, ridendo, ad un pianto improvviso,
mentre dita confuse tra il ritrarsi e il cercare
svelte tornano al braccio
ad impedire il volo.


The art of losing


L’arte di perdere non è una disciplina dura

tante cose sembrano volersi perdere

che la loro perdita non è una sciagura.



Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta la tortura

delle chiavi di casa perse, delle ore spese male.

L’arte di perdere non è una disciplina dura.



Esercitati a perdere di più, senza paura:

luoghi, e nomi, e destinazioni di viaggio.

Nessuna di queste perdite sarà mai una sciagura.



Ho perso l’orologio di mia madre. Era

mia ed è svanita - ops! - l’ultima di tre case amate.

L’arte di perdere non è una disciplina dura.



Ho perso due vasti regni, due città amate,

due fiumi, un continente. Mi mancano,

ma non è mica un disastro averle perdute.



Nemmeno perdere te (la figura, la voce allegra

il gesto che amo) mi smentirà. È chiaro, ormai:

l’arte di perdere non è una disciplina dura,

benché possa sembrare (scrivilo!) una sciagura.

I rapaci di Sabrina


30 Seconds To Mars - The Kill (Acoustic Live)



Le poesie possibili


















Dev'esserci…

Dev’esserci un colore da scoprire,
un recondito accordo di parole,
dev’esserci una chiave per aprire
nel muro smisurato questa porta.

Dev’esserci un’isola più a sud,
una corda più tesa e vibrante,
un altro mare che nuota in un altro blu
un’altra intonazione più cantante.
Poesia tardiva che non riesci
a dire la metà di quel che sai:
non taci, quando puoi, non sconfessi
questo corpo casuale e inadeguato.

Se qualcuno un giorno bussa alla tua porta

 
 Se qualcuno un giorno bussa alla tua porta
dicendo che è un mio emissario
non credergli, anche se sono io;
ché il mio orgoglio vanitoso non ammette
neanche che si bussi alla porta irreale del cielo.
Ma se, ovviamente, senza che tu senta
bussare, vai ad aprire la porta
e trovi qualcuno come in attesa
di bussare, medita un poco. Quello è
il mio emissario e me e ciò che
di disperato il mio orgoglio ammette.
Apri a chi non bussa alla tua porta.

sabato, agosto 20

Mera informazione


3 lune

3 lune già passate,
 serpi e militi in  visioni notturne
io matta, io sola, io persa...
non cerco e trovo...
urlo nella notte.
I savi  ridono ,
 il  prato, la  corsa
libertà e prigionia
salti,
infinito e pur finito
il vecchio e il nuovo
 il tutto e il niente
 militi e serpenti
tre lune
il buio,le coperte ,
la paura
incanto e disincanto
tre lune

Roberto Sebastian Matta



Roberto Sebastian Matta Echaurren (Santiago del Cile, 1911-Civitavecchia 2002)



Uno degli artisti più rappresentativi del '900 e grande esponente del surrealismo internazionale. Studia architettura a Santiago e agli inizi degli anni trenta si trasferisce a Parigi per lavorare nello studio di Le Corbusier . Nel 1936 si trasferì a Londra dove si unì a Walter Gropius e Moholy-Nagy, ed ebbe modo di conoscere anche lo scultore britannico Henry Moore. A Parigi invece, conobbe André Breton e Salvador Dalí nel 1937 e dal 1938 aderì al surrealismo, eseguendo una pittura attenta alla dimensione onirica, inconscia, concitata. Da questo contatto con i Surrealisti, ne rimane profondamente suggestionato e comincia a dipingere utilizzando una scrittura automatica. Nelle sue composizioni fantastico-surreali prevale tuttavia sempre il dato figurale sul semplice elemento segnico. Poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale , si reca con Duchamp e Tanguy a New York, dove entra in contatto con i Dadaisti e Surrealisti. Nel 1948 torna a Parigi e nel Cinquanta si trasferisce per un anno a Roma. I suoi dipinti del dopo guerra sono popolati da forme antropomorfe caratterizzate da una sorta di frenesia che allude ai ritmi convulsi del mondo tecnologico. Affascinato dalle antichità etrusche , durante il soggiorno in Italia dipinge una serie di quadri che evocano le antiche civiltà della sa terra natia. Alla fine degli anni '50 Matta era già un artista universale, con opere esposte in importanti musei di Londra, New York, Venezia, Chicago, Roma, Washington e Parigi. Nel 1971 la rivista francese Connaissance des Arts lo collocò fra i dieci migliori pittori contemporanei del mondo.Dopo aver lasciato il Cile nel 1934, Matta vi fece ritorno solo in occasione della vittoria elettorale di Salvador Allende e dell'Unidad Popular sostenendo apertamente il presidente, In seguito al golpe di Augusto Pinochet, l’artista fu dichiarato "persona non grata" e fu inserito in una lista nera. Il pittore decise allora di diventare cittadino francese. Muore il 23 novembre 2002, a 91 anni, nell'ospedale San Paolo di Civitavecchia.

DELIRIO N° 666

Donna che fuma - Botero

 
  "Le sigarette fan bene alle tette!".
Ma dove le ho lette io queste parole
le solite sole
per farti fumare e pagare
un pacchetto
per avere più petto
ma io non lo accetto
ah, chi me lo ha detto!
Anche se a letto
vorrei a te piacere
e non farti vedere
un piccolo seno
che poi mi avveleno
se guardi le poppe
lì dentro le coppe
delle altre ragazze
di tutte le razze
che incontri per strada
c'è sempre una "ladra"
che ce le ha più tonde
e che ti confonde
ti prende e ti stende
sul divano di pelle
e le dici "che belle
che sono le tue
non come le sue o quelle del bue"
e affondi la faccia
e muovi le braccia
per toccargliele ancora
ed io Eleonora
ti aspetto da un'ora
lì sotto casa
e come un invasa
continuo a fumare
e voglio pensare
che tu le mie tette
non dovrai più toccare
e vatti a lavare
e non mi scocciare
ma sai che ti dico?
adesso vò al mare
mi tolgo il costume
e lascio vedere
a chi se ne intende
da cosa dipende
che il mio fidanzato
mi ha trascurato
e sono sicura
così mi consolo
tra mille lo trovo
quello che solo
guarda il mio petto
e per lui da domani
ci puoi giurare
smetto felice
sì, di fumare!

Non abbiamo forse gli occhi...

 

Non abbiamo forse gli occhi per strapparceli e il cuore per il medesimo scopo? 

Eppure non è poi così grave, questa è esagerazione e menzogna, tutto è esagerazione, 

soltanto la nostalgia è vera, non la si può esagerare.

Ma perfino la verità della nostalgia non è tanto la sua verità 

quanto piuttosto l’espressione della menzogna di tutto il resto.


Pittura e Poesia

La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede. Adunque queste due poesie, o vuoi dire due pitture, hanno scambiati i sensi, per i quali esse dovrebbero penetrare all'intelletto.

venerdì, agosto 19

Pausa



Ogni tanto bisogna fare

una pausa

contemplarsi

senza l'abitudine quotidiana

esaminare il passato

dato per dato

tappa a tappa

mattonella per mattonella

e non piangersi le menzogne

ma cantarsi le verità.

giovedì, agosto 18

Ondina se ne va


 
 
[...]

Non ci sono domande nella mia vita.

Amo l'acqua, la sua densa trasparenza,

il verde nell'acqua e le mute creature

(muta saro' presto anch'io!),

e i miei capelli, tra quelle, nell'acqua ...

L'umida barriera tra me e me.

[...]

Non avevo bisogno di essere mantenuta,

non pretendevo dichiarazioni

o promesse solenni,

solo aria,

aria notturna, aria costiera, aria di confine,

per poter ogni volta riprendere fiato

per nuove parole, nuovi baci,

per una confessione senza fine:

Si'. Si'.

Dopo aver reso la mia confessione

ero condannata ad amare;

quando un bel giorno mi liberavo dell'amore

ero costretta a ritornare nell'acqua,

nell'elemento dove nessuno si prepara un nido,

si costruisce un tetto sotto le travi,

si rifugia sotto un telone.

Non essere in nessun luogo,

in nessun luogo restare.

Tuffarsi, riposare muoversi

senza spreco di forze...



Io sono quella...

 
 
 
 
Io sono quella che cantano i poeti,

l’inesauribile sorgente dove palpita il genio,

l’apparizione, la madonna, l’egeria,

quella che suscita il sogno,

che purifica l’acqua torbida,

io sono la cavità, la matrice,

la fontana da dove sgorga il verso trionfante,

dove risuona l’immagine di musica;

io sono quella che partorisce,

che è materna,

quella che incanta,

l’onnipresente.

Gli uomini mi piangono e mi desiderano,

i poeti mi gridano e mi sospirano,

tutti mi portano alle stelle…

Ma io non vengo ascoltata.

Io sono parlata ma non parlo,

sono scritta ma non scrivo,

io sono dipinta, ritratta, scolpita,

il pennello e lo scalpello mi sono estranei.

Nessuno ascolta le mie grida silenziose,

nessuno vede la mia bocca spalancata e muta,

le mie dita contratte,

le mani aperte,

le mie lacrime di pietra,

il mio cuore straziato.

Io sono quella che non ha linguaggio,

quella che non ha volto,

quella che non esiste.

…la donna…


The Sweetest Embrace - Barry Adamson,Nick Cave,Leonard Cohen


L’altro

 
 
L’altro

s'inventò un volto.

Dietro di esso,

molte volte

visse, morì e risuscitò.

Oggi

il suo volto ha le rughe di quel volto.

Le sue rughe non hanno volto.

domenica, agosto 14

incertezza





Non vi è nulla di sicuro.
Viviamo i giorni nuotando in un mare immenso. 
Nessuno può sapere quale nave incontrerà, in quale porto si separerà.

Le donne come me...


Le donne come me

non sanno parlare;

la parola le rimane di traverso in gola

come una lisca

che preferiscono inghiottire.




Le donne come me

sanno soltanto piangere

a lacrime restie

che improvvisamente

rompono e sgorgano

come una vena tagliata.

Le donne come me

sopportano gli schiaffi,

senza osare renderli.

Tremano di rabbia

e la reprimono.

Come leoni in gabbia,

le donne come me

sognano

di libertà...

Non posso darti soluzioni


Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita.

Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori,

però posso ascoltarli e dividerli con te.

Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro,

però quando serve starò vicino a te.

Non posso evitarti di precipitare,

solamente posso offrirti la mia mano

perchè ti sostenga e non cadi.

La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei

pero' gioisco sinceramente quando ti vedo felice.

Non giudico le decisioni che prendi nella vita

mi limito ad appoggiarti a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.

Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,

pero' posso offrirti lo spazio necessario per crescere.

Non posso evitare la tua sofferenza,

quando qualche pena ti tocca il cuore,

pero' posso piangere con te e raccogliere

i pezzi per rimetterlo a nuovo.

Non posso dirti né cosa sei né cosa devi essere,

solamente posso volerti come sei ed essere tuo amico.

In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico

in quel momento sei apparso tu...

Non sei né sopra né sotto né in mezzo

non sei né in testa né alla fine della lista.

Non sei né il numero 1 né il numero finale e

tanto meno ho la pretesa

di essere il 1° il 2° o il 3° della tua lista.

Basta che mi vuoi come amico/a

non sono gran cosa,

però sono tutto quello che posso essere.

venerdì, agosto 12

Parole





Parole: dette , lette, scritte.
Parola dopo parola.
Parole per non dire.
Parole per non pensare.
Parole allineate, aggrovigliate, ripetute, non udite .
Parole abusate.



E' tempo. Tempo che passa. E basta



Sai cos'è bello, qui? 
 
Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia,
e loro restano lì, precise, ordinate. 
Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia
 e non ci sarà più nulla, un'orma, un segno qualsiasi, niente. 
Il mare cancella, di notte.
La marea nasconde. 
E' come se non fosse mai passato nessuno.
E' come se noi non fossimo mai esistiti.
Se c'è un luogo, al mondo, in cui puoi non pensare a nulla, quel luogo è qui.
Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera.
E' tempo. Tempo che passa. E basta...

mercoledì, agosto 10


citazione
Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che 
hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta,
così della gioia come del pericolo, 
e tuttavia l'affrontano."

domenica, agosto 7

Gli odori: fili caldi che raccontano la vita.

Era l’odore dolciastro di mandorle tostate, che mi teneva li in quella casa,più che le parole di Ninni, erano concetti troppo complessi per una tredicenne, eppure lui si ostinava a volermi li mentre ripeteva le sue lezioni di studente di ingegneria..
Oggi tutte le volte che sento l’odore delle mandorle ripenso a quei pomeriggi , le parole che ripeteva Ninni hanno un senso , potrei perfino metterle in fila e costruirci un discorso.
E cosi l’odore della cioccolata calda , mi riporta alle storie di mia nonna, storie bellissime di un’epoca lontana , nonna mi parlava d’amore, della sua idea d’amore , allora la ascoltavo con il profumo della cioccolata nelle narici e non capivo bene cosa dicesse. Adesso se volessi una perla di saggezza antica, basterebbe mettere sù il pentolino e fare una buona cioccolata, l’aroma denso e profumato sciorinerebbe concetti espressi in maniera semplice ma dolcemente complicati.
E dell’odore dello zucchero filato?
Delle caramelle anice e menta?
E quello della sua macchina?
L’odore acre in quell’abitacolo mi metteva a disagio, non riuscivo a capire cosa fosse.
Adesso quell’odore ha senso è l’odore che traccia il confine tra passato e presente, tra essere e avere, è l’odore della terra di nessuno, ove si ha l’illusione di potersi riempire i polmoni d’ossigeno dove il destino dipende da un lancio di dadi che ruzzola su un prato sbocciato in colori di rose e coperto di petali e spine.
E’ l’odore di voglie latenti, che montano lievi e violente, in soffici strati d’osceni e pii desideri mai osati, neppure, pensare; l’odore di giorni che scorrono lenti, nella pigra speranza che arrivi la piena e faccia giustizia togliendo la melma dal fondo del tempo rimasto e trascini i detriti lontano, giù, verso la foce e poi, finalmente, li disperda nel mare
Gli odori: fili caldi che raccontano la vita.

Le mie amiche: Malinconia , Allegria ed Ironia


Malinconia
e’ minuta , gracilina. Sembra quasi malaticcia, attenzione ho detto sembra, invece è forte ed ha una grande personalità .
A pensarci credo sia stata la mia prima vera amica in assoluto è con lei che da ragazzina passavo i pomeriggi a scrivere sui diari è stata lei a presentarmi i poeti....
Quanto tempo, abbiamo trascorso insieme, cercando di eludere zia Noia…. Somiglia molto a sua cugina Depressione ma non hanno niente in comune la cugina è perfida e fa soffrire …Malinconia e’ seduttiva , piacevole a tratti dolce, tremendamente decisa …
arriva
e non fa caso a quello che stai facendo ; parla, parla, del passato , del futuro, è maliziosa ed insinua dubbi …poi cosi come arriva va via .
Io
le sorrido: cara, dolce, tenera, struggente, Malinconia.


Allegria...
è sempre lì aspetta che io abbia appena fatto qualcosa di buono, in modo che possa quasi impossessarsi di me è piena di colori dentro e fuori …mi chiedo dove compri i suoi coloratissimi abiti …Molti si stupiscono che Allegria sia amica mia ; mi scelse quando nacqui …bruttina gracilina quasi morente,mi scelse e mi accompagna, spesso si fa aiutare dalla sorella Ironia …bruttina a dire il vero Ironia , eppure non c’è festa a cui Allegria non sia invitata e tutte le volte pregata di portare con sè Ironia


Vera Pavlova




A proposito di tempo che passa (molto presente nelle poesie), della vecchiaia che coglierà (speriamo) tutti e dell'ignoto futuro che ci aspetta.
Quella di Vera mi sembra una bella interpretazione.

LA MIA BARCA E' SIMILE...
La mia barca è simile
a culla e bara.
Galleggio a valle
aiutando appena la corrente
coi remi. Lo so:
presto la vecchiaia
prenderà possesso del timone,
alzerà la vela bianca


FINGO D'ESSER UBRIACA...
Fingo d’esser ubriaca
Per esser tenera
Fingo d’esser stupida
Per dire "T’amo"
Fingo d’esser vecchia
Per non dover fingere
Fingo d’esser morta
Fingendo di dormire

Moscovita di nascita, Vera Pavlova si è laureata con il massimo dei voti presso la prestigiosa Accademia di Musica Gnessin di Mosca, specializzandosi in Storia della musica. Per dieci anni ha cantato nel coro della chiesa, ha composto musica e stava per dedicarsi alla composizione quando, a diciotto anni, ha sentito la necessità di ricorrere a un altro “mezzo per esplorare il suo spazio spirituale” – e la parola, i versi sono diventati la sua forma principale di espressione.
Esordisce nel 1988 sulla rivista letteraria “Junost’”, ma a suscitare clamore è la pubblicazione nel 1996 di 72 sue poesie sul quotidiano “Segodnja”: subito la personalità della poetessa è circondata da un’aura quasi misteriosa, suscitando reazioni vivaci e contrastanti tra il pubblico e la critica.Viisto che la poesia femminile russa del ’900 ha due punti di riferimento fissi: Anna Achmatova e Marina Cvetaeva, ogni nuova poetessa entra giocoforza nel loro campo d’attrazione.Quasi tutti i critici associano la poetica di Vera Pavlova a quella di Marina Cvetaeva, così il rapporto con Anna Achmatova sembra più complesso o conflittuale, ma è percepibile attraverso le citazioni, le allusioni, le intonazioni. Ma l’elenco dei maestri di Vera Pavlova può essere allargato a Blok, Brodskij, Pasternak, Mandel’sˇtam, Sˇkapskaja, e naturalmente, a Pusˇkin.
Nel 2000 una giuria composta da quaranta dei più noti critici letterari russi scelse come miglior libro dell’anno Il quarto sogno di Vera Pavlova, assegnando all’autrice il prestigioso “Premio Apollon Grigor’ev” dell’Accademia Russa di Letteratura, “per la spiccata personalità, l’ampiezza del registro poetico e l’intensa carica vitale del suo verso”.
Oggi Vera Pavlova ha al suo attivo sette raccolte di liriche, senza considerare numerose pubblicazioni su importanti riviste letterarie.



NON VOGLIO UN MATTONE DAL TETTO
Non voglio un mattone dal tetto –
voglio morire lentamente.
Voglio morire, osservando
il corpo che secerne, goccia
dopo goccia, l’esausta vita.
Filtrarla attraverso me stessa,
come attraverso un settaccio fine fine,
e – dopo – sospirare sollevata
per non aver visto nulla sul fondo



sabato, agosto 6

Parole


Se fossi qui, ti scriverei lo stesso
imbucherei la lettera nel collo di una bottiglia vuota 
e la dovresti rompere, per leggere, col rischio di tagliarti.
Le parole tra noi, soltanto se affilate.