mercoledì, febbraio 22

Andy Warhol





Andy Warhol, nome d'arte di Andrew Warhola Jr. (Pittsburgh, 6 agosto 1928 – New York, 22 febbraio 1987), è stato un pittore, scultore, regista, produttore cinematografico, direttore della fotografia, attore, sceneggiatore e montatore statunitense, figura predominante del movimento della Pop art americano

lunedì, febbraio 20

Cesare Pavese .......Verrà la morte e avrà i tuoi occhi



Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

MIA COUTO....TEMPO DELLA FINE








Non muore niente
quando arriva il turno

é solo uno sbandamento
verso la strada per la quale non andiamo


Muore tutto
quando non è il momento adatto

e non è mai
questo momento

DIEGO FREGNAN ......... REQUIEM PER L’UOMO QUALUNQUE






Rimaneva in parte,
ancorato al muro.

Di fronte, lo specchio:
come un vecchio caballero,
senza più cartucce,
guardava il vetro,
un mezzo sorriso
scemo,
consapevole che
i tasti erano rotti,
che il pianista era morto
e che l’orchestra
non suonava più.

Avrebbe voluto essere un eroe:
chiamare indietro i morti,
portarli sopra l’onde
e trarre in salvo i naufraghi;
avrebbe combattuto
contro dieci, cento eserciti,
colpendone i tiranni,
salvando principesse.

Ma i sogni erano morti
e ormai se n’era accorto.
Il pianoforte rotto
non suonava più.
Soltanto, in lontananza,
una funebre marcia,
suonata col fagotto,
comicamente
se ne andava.

TORQUATO TASSO



Perduto è tutto il tempo  
che in amar non si spende.

Ruth Orkin













































giovedì, febbraio 16

Ray Cesar .... Gallery 2


























Cos’è la poesia – Carmelo Bene



La poesia è distacco,
lontananza,
assenza,
separatezza,
malattia,
delirio,
suono,
e soprattutto, urgenza, vita, sofferenza.
È l’abisso che scinde orale e scritto.

 

Carmelo Bene






Carmelo Bene nasce “nel sud del sud dei santi”, a Campi Salentina in provincia Lecce, il primo settembre 1937. 

A vent’anni, dopo gli studi classici in un collegio di gesuiti, approda all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Colui che verrà considerato il più grande attore del novecento lascerà l’accademia dopo un anno, convinto della sua “inutilità”.

Nel 1959 debutta come protagonista del Caligola di Albert Camus per la regia di Alberto Ruggero.

Dopo questa esperienza, Carmelo Bene diventa regista di sé: reinventando il linguaggio teatrale, con uno stile ricercato e barocco, C.B. manifesta il suo genio di attore. Non si limita a recitare (citare una cosa) e comincia così il suo “massacro dei classici”. Di questi anni sono: Pinocchio (1961), Salomè (1964), Amleto (1961), Il rosa e il nero (1966).

Scoppia il caso Carmelo Bene: è considerato un affabulatore, un presuntuoso “massacratore” dalla critica, mentre l’intellighenzia dell’epoca (Alberto Moravia, Angelo Maria Ripellino, Ennio Flaiano e Pier Paolo Pasolini, per portare alcuni esempi) lo ritiene un genio. Un genio che si scaglia contro il teatro di testo, per un teatro da lui definito “scrittura di scena”; un teatro del dire e non del detto, perché per Bene il teatro del già detto non dice, appunto, niente di nuovo, è solo un citare a memoria parole scritte altrove, quello che Artaud, a cui Bene si ispirò, definì un “teatro di invertiti”.

Ai suoi critici Bene rispose mettendo in atto una serie di critiche alla critica, articoli, interviste televisive (in una di esse dichiarò: “Come può criticarmi chi vive il teatro due ore al giorno, io lo vivo sempre”); comprò addirittura pagine di giornale e pubblicò un libro con Feltrinelli nel 1972, L’Occhio mancante.

Anni prima, nel 1965 la casa editrice Sugar aveva pubblicato il suo romanzo paradossale Nostra signora dei Turchi, che l'anno dopo Bene metterà in scena al teatro Beat '62. Nel 1968 Nostra signora dei Turchi diventerà anche un film, che, mentre vince il premio speciale della giuria a Venezia, genererà tumulti durante la visione in alcune sale, forse per via della sua geniale "inguardabilità". Nostra signora dei Turchi, citando Carmelo Bene, “è dichiaratamente anti ’68, in dispregio non solo a quel maggio italo-gallico, ma a tutti i maggi socialmondani della Storia, in saecula saeculorum”.

Si apre la parentesi del cinema di Carmelo Bene: Capricci (1969) e Don Giovanni (1970), Salomé (1972) e Un Amleto in meno (1973). Sempre citando Bene: “Il cinema è sempre servito a spacciare storielle, ma nessuno ha mai spacciato la pellicola”.



Dopo la meteora cinematografica (che verrà ripresa, per così dire, in alcuni lavori televisivi), Bene ritorna al teatro: negli anni ‘70, egli ottiene un tangibile successo anche di pubblico mettendo in scena La cena delle beffe da Sem Benelli (1974), Amleto (1975), Romeo e Giulietta da Shakespeare (1976), S.A.D.E. (1977), Manfred da Byron (1979).

Mai si era visto interpretare Shakespeare in quel modo. Amleto/Bene ad esempio recitava le parti più importanti della pièce “buttandole via”. Carmelo Bene distruggeva l'Io sulla scena, immedesimandosi nel ruolo che voleva demolire. “Attore Artifex”, cioè attore artefice di tutto, Bene si autodefinì con un neologismo significativo: MACCHINA ATTORIALE…

mercoledì, febbraio 15

BLAGA DIMITROVA..............ILLUMINAZIONE




Entro nella vecchiaia in punta di piedi,
come in un bosco d'autunno,
passo dopo passo sulle foglie vive
che ancora cadono.
Davanti a me - l'albero della vita.

E lentamente con sguardo ansimante
salgo verso il passato
e scendo nei giorni futuri.
Finalmente! Tanto infinito è per me
il cammino senza fretta.

Le direzioni non sono avare di curve.
La lontananza non fa male.
Non colpisce il gong della luna.
Non può essere incatenato
lo spirito che ha infranto le catene.

Non ti può essere tolto
quello che hai dato.
Mi rimane un'ultima
goccia di luce senza fine.
E spira pace dal mondo intero.

MARK STRAND .................Tenendo le cose assieme




In un campo
io sono l'assenza
di campo.
Questo è
sempre opportuno.
Dovunque sono
io sono ciò che manca.

Quando cammino
divido l'aria
e sempre
l'aria si fa avanti
per riempire gli spazi
che il mio corpo occupava.

Tutti abbiamo delle ragioni
per muoverci
io mi muovo
per tenere assieme le cose.

MARK STRAND -------------- MANGIARE POESIA



Cola inchiostro dagli angoli della mia bocca.
Non c'è felicità pari alla mia.
Ho mangiato poesia.

La bibliotecaria non crede ai suoi occhi.
Ha gli occhi tristi
e cammina con le mani chiuse nel vestito.

Le poesie sono scomparse.
La luce è fioca.
I cani sono sulle scale dello scantinato, stanno salendo.

Gli occhi ruotano le orbite,
le zampe chiare bruciano come stoppia.
La povera bibliotecaria comincia a battere i piedi e a piangere.

Non capisce.
Quando mi inginocchio e le lecco la mano,
urla.

Sono un uomo nuovo.
Le ringhio, abbaio.
Scodinzolo di gioia nel buio libresco.


lunedì, febbraio 13

Gustave Courbet

. Pigrizia e lussuria (o Il sonno), 1866

Zia Pigri e zia Noia









Zia Pigri…mi era stata descritta come una persona invadente, una di quelle che quando tu hai mille cose da fare, ti entra in casa senza nemmeno bussare, si piazza sul tuo divano e beffarda ti sorride : "Non avrai mica da fare?! Lascia perdere!". Parla, sorride, ammicca, attrae tutta l'attenzione su di sé e ti impedisce di fare alcunché , i miei parenti dicono non si sia mai sposata ..ma sembra vada con tutti…tranne con chi lavora, nessuno sa quanti anni abbia, ma, io credo sia nata col mondo.Io non la conosco bene, incontri sporadici alle feste comandate. Si mormora io non le sia simpatica.


Altra cosa e’ zia Noia è cicciona, mangiona, sbuffa sempre e viene a trovarmi spesso soprattutto il sabato pomeriggio …mi offre sempre quelle sue fantastiche crostate al cioccolato,che io non posso mangiare e mi segue passo, passo. Tutto sommato zia Noia mi piace; basta farla ingozzare ..e mi lascia fare ..ogni tanto bofonchia , io faccio finta di non sentirla . Spesso sta con me per il fine settimana , al lunedì mattina canticchiando va via. Mi manca durante la settimana ma non la chiamo quasi mai, tanto lo so che al sabato sarà lei a venire da me.

sabato, febbraio 11

Sospesa




Sospesa
mi tieni stretta

l’emozione
scivola dentro ogni mia forma

Forma informe

di un corpo che vive ancora .

profonda presenza

l’assenza che m’avvolge

Finito,
il tuo infinito

l’anima tocca

trasforma i corpi
nel suo silenzio pieno.



giovedì, febbraio 9

Da "Lettere a Theo sulla pittura" di Vincent Van Gogh



                                         Ritratto di Theo van Gogh, 1887, Amsterdam, Van Gogh


"....Io non sono un uomo istintivo, capace di fare cose più o meno insensate, delle quali mi accade più tardi di pentirmi. Mi succede anche di parlare o di agire un pò troppo rapidamente, quando invece sarebbe meglio pazientare...

...Si tratta di cercare in tutti i modi di trarre buon frutto da queste passioni. Per esempio, per nominarne una, ho la passione più o meno irresistibile per i libri...

....Quando mi trovavo in un altro ambiente, un ambiente di quadri e di cose d'arte, sai bene che presi per quell'ambiente una violenta passione, che arrivava fino all'entusiasmo. E non me ne pento, e ancora adesso, lontano dal paese, ho spesso la nostalgia per il paese dei quadri...

....pure quel qualcosa che si chiama anima pare che non muoia mai, che vive sempre e cerchi sempre, sempre e ancora sempre...

...E quindi inverce di abbandonarmi alla disperazione, ho optato per la malinconia attiva, per quel tanto che mi consenta l'energia, in altre parole ho preferito la malinconia che spera, che aspira e che cerca a quell'altra che, cupa e stagnante, dispera..."

Cesare Pavese ......La casa





L’uomo solo ascolta la voce calma
con lo sguardo socchiuso, quasi un respiro
gli alitasse sul volto, un respiro amico
che risale, incredibile, dal tempo andato.

L’uomo solo ascolta la voce antica
che i suoi padri, nei tempi, hanno udito, chiara
e raccolta, una voce che come il verde
degli stagni e dei colli incupisce a sera.

L’uomo solo conosce una voce d’ombra,
carezzante, che sgorga nei toni calmi
di una polla segreta: la beve intento,
occhi chiusi, e non pare che l’abbia accanto.

E’ la voce che un giorno ha fermato il padre
di suo padre, e ciascuno del sangue morto.
Una voce di donna che suona segreta
sulla soglia di casa, al cadere del buio.

Non voltarti





Non voltarti... perchè vivere è come scalare le montagne: non devi guardarti alle spalle, altrimenti rischi le vertigini. Devi andare avanti, avanti, avanti... Senza rimpiangere quello che ti sei lasciato dietro, perchè, se è rimasto dietro, significa che non voleva accompagnarti nel tuo viaggio."



Atleti a nudo