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martedì, settembre 20

Bertold Brecht I bambini giocano



I bambini giocano alla guerra.
E’ raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai “pum” e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
E’ la guerra.
C’è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo,
non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti piace
lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono anche
agli altri bimbi
che spesso non ne hanno,
perché ne hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti i bambini
sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.

Silvana Stremiz Imbrogliando il destino

Paul Cézanne, I Giocatori di Carte, 1893-1896

Mescolo le carte

imbroglio il destino.

Nascondo il dolore

mi gioco un sorriso.

Strappo l’angoscia

abbraccio la speranza.

Dai ancora un giro

per confondere il tempo.

La verità è crudele

nascondo anche quella.

Mi gioco il coraggio

chiedo del tempo.

Aggiungo dei giorni

trattengo le lacrime.

Non voglio compassione.

Vincerò, io lo so,

quest’ ultima mano.

mercoledì, settembre 14

Patrizia Valduga - da La tentazione



Artemisia Gentileschi Susanna e i vecchioni, 1610




In questa maledetta notte oscura

con una tentazione fui assalita
che ancora in cuore la vergogna dura.
Io così pudica, così compita,
vedevo un uomo a me venire piano
e avvolgermi quasi avido la vita;
un altro ne veniva e con la mano
oh delicatamente lui mi apriva,
e un altro e un altro e un altro ch'era vano
a guerra apparecchiarmi d'armi priva
già incatenata, e senza una catena,
nel tempo che la vita non par viva.
"Non vuoi? piccola piccola sirena..."
Posso io non volere e star da lato?
"Oh lasciatemi!" e respiravo appena,
il cuore dalla sua sede saltato.
Con cento mani vinte le mie braccia
Tutte le ossa mi avevano contato,
ad ogni cavità davan la caccia;
nel denso, nelle viscere spremuta,
in una tomba di carne che schiaccia
e macina e mette al niente... perduta.
Che mai feci, che mai feci mio Dio?
Mercè, pietà, perdono, chi mi aiuta?





Ahmad Shamlu




Io non sono una storia che puoi raccontare,
   non sono una canzone che puoi cantare
non sono un suono che puoi udire,
non sono neppure questo che puoi vedere
né quello che puoi conoscere.
Io sono una sofferenza che anche tu puoi provare,
chiamami con un grido.
Gli alberi parlano con il bosco, l’erba con la terra,
le stelle con le galassie. E io parlo con te.
Dimmi il tuo nome, dammi le tue mani,
dimmi le tue parole, dammi il tuo cuore.
Io ho scoperto le tue radici.
Attraverso le tue labbra ho parlato al Tutto,
le tue mani sono sorelle delle mie.
In una luminosa solitudine ho gridato con te
per quelli che sono vivi.
In un oscuro cimitero ho cantato con te
la più bella canzone perché quelli morti quest’anno
erano le persone che amavano di più i vivi.
Dammi le tue mani. Le tue mani mi sono familiari.
Oh tu, che ho scoperto molto tardi.
Io parlo con te come le nuvole parlano con la tempesta,
come l’erba parla con la terra,
come la pioggia parla al mare,
come gli uccelli parlano alla primavera,
come gli alberi parlano al bosco.
Perché ho scoperto le tue radici,
perché la mia voce è sorella della tua.
  

martedì, settembre 13

Antologia breve di Natàlia Castaldi




Da Frammenti

Salsedine

Non temo il pianto
in un velo di ruvida salsedine
tra ciglia e cime annodate
d'un marinaio senza stelle.

Nelle vele rigonfie
d’una infruttuosa giornata di pesca
 coltivo le parole
degli spasmi e delle spire
d'un polipo sbattuto
fresco di mare e nervatura caparbia
in un morso di vita.



Al calar della sera

Sull’orlo delle ciglia in oblìo
riproducimi il verso delle stelle
quando si vanno a scagliare
tra le ipotesi passate
di un presente privo di memorie.
Raccogli le mie penne
e gettale al fiume
ché non c’è seme di conoscenza
che non germini nel dolore.

Avanza l'autunno nel calpestìo delle foglie sul selciato
ed é un passo appena abbozzato
al calar della sera.





La cicala

S’io fossi una cicala
frinirei le mie note
nel bramir d’ali e foglie.
Scivolando s’una goccia
nello stagno delle vertebre abbandonate
brandirei pagliuzze dorate.
Mozzando capi chini
di vergogne ossequianti,
sederéi mille battaglie
nel sangue dei codardi
e dei potenti
per riconquistarti il mondo
nel silenzio del mio canto.



Blu

Una nenia blu cantava una sera 
e un prato di stelle ne ascoltava il pianto: 

chi abita il mare riconosce la sua stella 
lo ha imparato negli anni 
sulle barche senza vento





Da Frammenti: La cuna

Si concilia nelle vene
pioggia e fango

in note d'ombra
Incendia ancora nella brina 
l'estate delle fierenei fregi rubati ai virgulti

ma notte e giorno
dondola la cuna:
un bulbillo d’aurora ed indolenza!
Nell’ombra tra le foglie
intarsi di spinenei nodi dei rimpianti
–        Saranno le allodole a cantare
ma ti sento lambirmi le sponde    –




Incuria

Nessuna carezza
  d’umido e d’ossa 
       nel vento d’autunno spento.


S’io fossi terra fertile

Ne custodirei il bulbo                     
- tenero germoglio
d’ansiosa primavera -

Ma sono palude di rimpianti
 nelle erbe alte dell’incuria

 e sarà freddo domattina.

    Nelle costole dolenti

      d’una notte negligente                          
         il sordo canto
     dei giunchi nel vento.




Occhi negli occhi – osservando Munch

Legami ancora il vento tra le dita
ed i capelli alle tue labbra,
parlami piano delle ore senza sole
e del moto del mare quando ha freddo.


Raccontami le storie dei silenzi 
e racchiudi il canto nel cerchio dell'acqua:
dalle tue pupille ancòra lascia ch'io beva
e fammi addormentare in una menzogna.





Inchiostro

Intreccia i miei respiri alle parentesi quadre dei tuoi pensieri
smussa le virgole ed accarezzami gli accenti
striscia sul corpo del mio petto 
dàgli peso
penetra ogni parola ogni verbo
bagnami la lingua della tua saliva
             - nel leggermi piano
                  senza fretta -
scivola sul ventre di ogni pausa di silenzio
e stropicciami ad ogni lettura
   nelle ore di noia
mentre vieni nelle mie caverne
e sui miei capelli
    ed alle mie labbra
           offri ancòra nuovo inchiostro.



Fumo

In anelli di fumo
intarsi di pensieri
impigliati in autoreggenti
smagliate dal tempo
degli amori.

Tra vento e sale
amaro il sapore
in un respiro di catrame.

domenica, settembre 11

Erich Fried - Nei pensieri



Pensarti

e pensare a te

e pensare soltanto a te

e pensare a berti

e pensare ad amarti

e pensare a sperare

e sperare e sperare

e sperare sempre più

di rivederti sempre

Non vederti

e nei pensieri

non soltanto pensarti

ma già berti

e già amarti

E soltanto allora aprire gli occhi

e nei pensieri

soltanto allora vederti

e poi pensarti

e poi di nuovo amarti

e poi di nuovo berti

e poi

vederti sempre più bella

e poi vederti pensare

e pensare

che ti vedo

E vedere che posso pensarti

e sentirti

anche se

per tanto tempo ancora non potrò vederti.

MURILO MENDES - Corpo e anima




La mia anima è un globo di fuoco

Che si consuma senza fine.

Il mio corpo è uno straniero

A cui porto pane ed acqua tutti i giorni.

giovedì, settembre 8

Jacques Prevert - Pour faire le portrait d'un oiseau


Magritte (1937)





Peindre d'abord une cage
avec une porte ouverte
peindre ensuite
quelque chose de joli
quelque chose de simple
quelque chose de beau
quelque chose d'utile
pour l'oiseau
placer ensuite la toile contre un arbre
dans un jardin
dans un bois
ou dans une forêt
se cacher derrière l'arbre
sans rien dire
sans bouger...
Parfois l'oiseau arrive vite
mais il peut aussi bien mettre de longues années
avant de se décider
Ne pas se décourager
attendre
attendre s'il faut pendant des années
a vitesse ou la lenteur de l'arrivée de l'oiseau
n'ayant aucun rapport
avec la réussite du tableau
Quand l'oiseau arrive
s'il arrive
observer le plus profond silence
attendre que l'oiseau entre dans la cage
et quand il est entré
fermer doucement la porte avec le pinceau
puis
effacer un à un tous les barreaux
en ayant soin de ne toucher aucune des plumes de l'oiseau
Faire ensuite le portrait de l'arbre
en choisissant la plus belle de ses branches
pour l'oiseau
peindre aussi le vert feuillage et la fraîcheur du vent
la poussière du soleil
et le bruit des bêtes de l'herbe dans la chaleur de l'été
et puis attendre que l'oiseau se décide à chanter
Si l'oiseau ne chante pas
c'est mauvais signe
signe que le tableau est mauvais
mais s'il chante c'est bon signe
signe que vous pouvez signer
Alors vous arrachez tout doucement
une des plumes de l'oiseau
et vous écrivez votre nom dans un coin du tableau.


              

Lauren Mendinueta - Vocazione sospesa


Non è onesto fermarmi per tentare di giustificare con le idee

quello che è vita nella vocazione,

quel qualcosa che sta a metà strada tra il colore della mia tipica atmosfera

e la punta della realtà.

Come comprendere l’esclusiva passione per un mestiere

che tutto sostituisce, che tutto giustifica nel suo compiacimento?

Se scrivo forse un giorno scoprirò una verità

per le strade dove mi trascina il sangue.

Sono libera perché prigioniera nell’inganno che implica qualsiasi mistero.


Da "Al fuoco della controversia" Ridotto a me stesso? Mario Luzi


Ridotto a me stesso?
 Morto l'interlocutore? 
O morto io, 
l'altro su di me padrone del campo, 
l'altro, universo, parificatore... o no, 
niente di questo: il silenzio raggiante dell'amore pieno,
 della piena incarnazione anticipato da un lampo? - 
penso se è pensare questo
 e non opera di sonno nella pausa
 solare del tumulto di adesso...

lunedì, settembre 5

Barche ammarate (Dino Campana, da "Canti Orfici")


..... .....
Le vele le vele le vele
che schioccano e frustano al vento
che gonfia di vane sequele
Le vele le vele le vele
che tesson e tesson: lamento
volubil che l'onda che ammorza
ne l'onda volubile smorza
ne l'ultimo schianto crudele
le vele le vele le vele

domenica, settembre 4

PERCHE' TU POSSA ASCOLTARMI - PABLO NERUDA




Perchè tu possa ascoltarmi
le mie parole
si fanno sottili, a volte,
come impronte di gabbiani sulla spiaggia.

Collana, sonaglio ebbro
per le tue mani dolci come l'uva.

E le vedo ormai lontane le mie parole.
Più che mie sono tue.
Come edera crescono aggrappate al mio dolore antico.

Così si aggrappano alle pareti umide.
E' tua la colpa di questo gioco cruento.
Stanno fuggendo dalla mia buia tana.
Tutto lo riempi tu, tutto lo riempi.

Prima di te hanno popolato la solitudine che occupi,
e più di te sono abituate alla mia tristezza.

Ora voglio che dicano ciò che io voglio dirti
perchè tu le ascolti come voglio essere ascoltato.

Il vento dell'angoscia può ancora travolgerle.
Tempeste di sogni possono talora abbatterle.
Puoi sentire altre voci nella mia voce dolente.
Pianto di antiche bocche, sangue di antiche suppliche.
Amami, compagna. Non mi lasciare. Seguimi.
Seguimi, compagna, su quest'onda di angoscia.

Ma del tuo amore si vanno tingendo le mie parole.
Tutto ti prendi tu, tutto.

E io le intreccio tutte in una collana infinita
per le tue mani bianche, dolci come l'uva.

Il figlio di Chiara Catapano



Mi assale la febbre con la sua
faccia di ubriaco la cavalco nell’umidità
delle lenzuola
con il respiro più corto

ogni fatica in lunghezza
è uguale -
Lo sguardo di carne le parole ferrose
su ogni movimento d’anca femminile
sono
un vento caustico
spinto a forza da un cielo di nebbie
irragionevole
E penso a quando leggerò con mio figlio
Il Coro delle Troadi
e gli spiegherò il significato
di stupro e di abbandono
di ciò che è nascosto in una donna
e che le esce con il sangue ad ogni luna
Di notte lui ha solo i piedi
coperti di lenzuola
preferisce la non-limitazione nel sonno
oltre la soglia
il tempo che ti striscia dentro liscio

gli dico - e il mio che fuori scabro
mi copre le spalle
sono la stessa cosa
la stessa cosa

giovedì, settembre 1

IL DESTINO - BLAGA DIMITROVA

Dalì -Disney


Ma viene l'attimo quando
alla porta bussa il Destino
con la tua stessa mano.

Non puoi non aprirgli.
E mette in fuga il silenzio
con la voce tua.

Quel che è scritto per te
con calligrafia incerta
sarai tu stessa a scriverlo.

Se per paura lo cancelli,
cancellerai il tuo volto
con il gesto tuo.

Il Destino prende dimora in te.
E dove potrai fuggire, tu,
più lontano dalla tua pelle?

ASPETTAMI ED IO TORNERO' - KONSTANTIN M. SIMONOV



Aspettami ed io tornerò,
ma aspettami con tutte le tue forze.
Aspettami quando le gialle piogge
ti ispirano tristezza,
aspettami quando infuria la tormenta,
aspettami quando c'è caldo,
quando più non si aspettano gli altri,
obliando tutto ciò che accadde ieri.
Aspettami quando da luoghi lontani
non giungeranno mie lettere,
aspettami quando ne avranno abbastanza
tutti quelli che aspettano con te.

Aspettami ed io tornerò,
non augurare del bene
a tutti coloro che sanno a memoria
che è tempo di dimenticare.
Credano pure mio figlio e mia madre
che io non sono più,
gli amici si stanchino di aspettare
e, stretti intorno al fuoco,
bevano vino amaro
in memoria dell'anima mia...
Aspettami. E non t'affrettare
a bere insieme con loro.

Aspettami ed io tornerò
ad onta di tutte le morti.
E colui che ormai non mi aspettava,
dica che ho avuto fortuna.
Chi non aspettò non può capire
come tu mi abbia salvato
in mezzo al fuoco
con la tua attesa.
Solo noi due conosceremo
come io sia sopravvissuto:
tu hai saputo aspettare semplicemente
come nessun altro.



В.С.

Жди меня, и я вернусь.
Только очень жди,
Жди, когда наводят грусть
Желтые дожди,
Жди, когда снега метут,
Жди, когда жара,
Жди, когда других не ждут,
Позабыв вчера.
Жди, когда из дальних мест
Писем не придет,
Жди, когда уж надоест
Всем, кто вместе ждет.

Жди меня, и я вернусь,
Не желай добра
Всем, кто знает наизусть,
Что забыть пора.
Пусть поверят сын и мать
В то, что нет меня,
Пусть друзья устанут ждать,
Сядут у огня,
Выпьют горькое вино
На помин души...
Жди. И с ними заодно
Выпить не спеши.
Жди меня, и я вернусь,
Всем смертям назло.
Кто не ждал меня, тот пусть
Скажет: - Повезло.
Не понять, не ждавшим им,
Как среди огня
Ожиданием своим
Ты спасла меня.
Как я выжил, будем знать
Только мы с тобой,-
Просто ты умела ждать,
Как никто другой.

mercoledì, agosto 31

TELA - IMTIAZ DHARKER

TELA


Ogni giorno cerco di ridisegnarmi il volto.
Prendo pennello e pastelli,
penne e matite, tempere e colori
in polvere, e dipingo un volto.
Lo dipingo sopra il volto che ho di già,
come una tela che volessi cancellare.
Non che non mi piaccia il volto
donatomi da Dio,
ma a vederlo sembra triste,
la bocca all’ingiù.
Sopra questo, dipingo un altro volto
che sorride.
Poi lo strofino via. Non lo voglio
quel sorriso mite e sciocco sul
mio volto.
Un giorno me lo disegnerò interessante, pericoloso,
crudele.







CANVAS



Every day, I try to redraw my face.
I take a brush and crayons,
pens and pencils, paints and powdered
colours, and paint a face.

I paint it over the face I already have,
like a canvas I'd like to erase.

It's not that I don't like the face
god gave me,
but it looks unhappy,
the mouth turns down.

Over this, I paint another face
that smiles.
Then I rub it off. I don't want
a face that simpers harmlessly
like this.

Some day I plan to draw it
interesting, dangerous,cruel.

domenica, agosto 28

Il mondo non è più degno di parola - Javier Sicilia




Il mondo non è più degno di parola
Ce l'hanno soffocata dentro
Come te (ti hanno asfissiato)
Come te
Ti hanno strappato i polmoni
E il dolore non so mi separa
Solo resta il mondo
Per il silenzio dei giusti
Solo per il tuo silenzio ed il mio silenzio, Juanelo
Il mondo non è più degno di parola,
è la mia ultima poesia, non posso più scrivere poesia...
la poesia non esiste più in me.

E' questa l'ultima poesia scritta dal poeta messicano Javier Sicilia. Ultima perchè dopo la morte del figlio Juan, ucciso a soli 24 anni dai narcotrafficanti, ha deciso di smettere di scrivere. Al contempo ha avviato una lotta pacifista nel suo Paese per risvegliare le coscienze contro il narcotraffico.

UNA FORGIA E UNA FALCE - RAYMOND CARVER


Un minuto fa avevo le finestre aperte
e c’era il sole. Tiepide brezze
attraversavano la stanza.
(L’ho scritto anche in una lettera.)
Poi, sotto i miei occhi, si è fatto buio.
Il mare ha cominciato a incresparsi
e le barche da diporto che erano a pesca
hanno virato e sono rientrate, una flottiglia.
Il tintinnabolo sotto al portico è caduto
di colpo sotto una raffica. le cime degli alberi
tremavano. Il tubo della stufa cigolava e sbatteva
trattenuto dai tiranti.
Ho detto: "Una forgia e una falce”.
Certe volte parlo da solo, così.
Nomino certe cose:
argano, gomna limo, foglia, fornace.
Il tuo volto, la tua bocca, le tue spalle
ora sono per me inconcepibili!
Che fine hanno fatto? E’come se
li avessi sognati. I sassi che abbiamo portato
a casa dalla spiaggia se ne stanno lì
sul davanzale a raffreddarsi.
Torna a casa. Mi senti?
I miei polmoni sono pieni del fumo
della tua assenza.




A Forge, And A Scythe

One minute I had the windows open
and the sun was out. Warm breezes
blew through the room.
(I remarked on this in a letter.)
Then, while I watched, it grew dark.
The water began whitecapping.
All the sport-fishing boats turned
and headed in, a little fleet.
Those wind-chimes on the porch
blew down. The tops of our trees shook.
The stove pipe squeaked and rattled
around in its moorings.
I said, “A forge, and a scythe.”
I talk to myself like this.
Saying the names of things –
capstan, hawser, loam, leaf, furnace.
Your face, your mouth, your shoulder
inconceivable to me now!
Where did they go? It's like
I dreamed them. The stones we brought
home from the beach lie face up
on the windowsill, cooling.
Come home. Do you hear?
My lungs are thick with the smoke
of your absence.

sabato, agosto 27

DEV' ESSERCI... - JOSE' SARAMAGO




Dev' esserci un colore da scoprire,
un recondito accordo di parole,
dev' esserci una chiave per aprire
nel muro smisurato questa porta.

Dev' esserci un'isola più a sud,
una corda più tesa e più vibrante,
un altro mar che nuota in un altro blu,
un'altra intonazione più cantante.

Poesia tardiva che non riesci
a dire la metà di quel che sai:
non taci, quando puoi, e non sconfessi
questo corpo casuale e inadeguato.

OGNI MATTINA - MANOLIS ANAGHNOSTAKIS


Ogni mattina
Cancelliamo i sogni
Con cautela costruiamo i discorsi
Le nostre vesti sono un nido di ferro
Ogni mattina
Salutiamo gli amici di ieri
Le notti si dilatano come fisarmoniche
Suoni, rimpianti, baci perduti.

 (Insignificanti enumerazioni
Nulla, solo parole per gli altri
ma dove finisce la solitudine?)